guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

venerdì 2 dicembre 2011

Dedicato a chi crede in un Islam MODERATO







Il coniglio di Hamas: "Mangerò gli ebrei "
Che bella cosa è la pace, cari amici, e come è saggio e pacifico l'Islam di fronte alle provocazioni dell'entità sionista e degli ebrei... oggi ve ne riporto qualche esempio, così, per illuminarvi lo spirito e la via.

"«Lode a te, o nostro Signore. Tu hai reso la nostra uccisione di ebrei un atto di adorazione attraverso la quale noi ci avviciniamo a te. […] Su di te le preghiere di Allah, o diletto Profeta [Maometto], tu che hai fatto dei tuoi insegnamenti i nostri decreti: la luce con cui noi dissipiamo le tenebre dell’occupazione e il fuoco con cui mietiamo i teschi degli ebrei […]. Sì, nostri diletti fratelli, anche se il mondo intero si avvicina ad Allah con il digiuno, la fame e le lacrime, noi siamo un popolo che si avvicina ad Allah con il sangue, con le parti del corpo, con i martiri. […] Oh, figli della Palestina, oh figli della striscia di Gaza, oh mujaheddin [combattenti della jihad], lanciate la jihad [guerra santa], seminate la distruzione, fate esplodere e mietete le teste dei sionisti. Le parole sono ormai inutili. La menzogna della pace se n’è andata. Solo le armi servono a qualcosa: la via di Yousuf e Ali [morti di recente], la via del martirio e della jihad. Solo le nostre ferite parlano per noi. Noi non parliamo altro linguaggio che quello della lotta, della jihad, dei razzi, delle bombe, dei cannoni e di coloro che aspirano al martirio. Questo è il linguaggio con cui parliamo e negoziamo con il nemico sionista. […] Noi diciamo ai sionisti: come una mala pianta, noi vi sradicheremo dalla nostra terra affinché essa possa sbocciare nella luce del sole eterno della nostra jihad e della nostra religione invincibile. Gerusalemme non è vostra: andatevene da lì! Haifa non è vostra: andatevene da lì! Tel Aviv non è vostra: andatevene da lì! Oh sionisti, andatevene prima che vi cacciamo noi. Queste sono le parole dei mujaheddin […].» (proclama enunciato a Gaza, in un raduno del movimento palestinese Al-Ahrar (gruppo filo-Hamas staccatosi da Fatah), mandato in onda lo scorso 3 novembre dalla tv di Hamas Al-Aqsa. Per vedere il filmato del proclama (con sottotitoli in inglese):
http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5813.htm oppure: http://www.youtube.com/watch?v=nF4Yj9DiSSU )

«Noi del Movimento della Jihad Islamica vogliamo inviare vari messaggi. Il primo messaggio è ai nostri nemici, all’entità che è stata impiantata in mezzo a noi, nei nostri cuori, nella pupilla dei nostri occhi: la Palestina. Noi diciamo loro: la Palestina nella sua interezza appartiene a noi. Non abbandoneremo neanche un granello del suo suolo puro. La Palestina è come un versetto del Libro di Allah. La Palestina è parte della nostra fede. Noi non abbandoneremo né cederemo mai un solo granello del suo puro suolo. A voi non daremo nient’altro che la spada. Non vi daremo nient’altro che bombe. Non vi daremo nient’altro che lance e spade che vi taglieranno la gola, ad Allah piacendo. […] Per Allah, fratelli miei, noi saremo vittoriosi sugli israeliani, indipendentemente da quali [armi] posseggano, ed anche se il mondo intero è dalla loro parte. Saremo vittoriosi su di loro, ad Allah piacendo, perché questo è ciò che Allah ci ha promesso e questo è ciò che il nostro diletto Profeta Maometto ci ha detto nel sicuro hadith: Il giorno del giudizio non verrà finché voi non combatterete gli ebrei, voi a est del fiume [Giordano] e voi a ovest di esso, finché le pietre e gli alberi diranno: oh musulmano, oh servo di Allah, c’è un ebreo dietro di me, vieni a ucciderlo; tutti tranne l’albero Gharqad che è l’albero degli ebrei. La vittoria di Allah si avvicina, fratelli. Dovete rimanere più saldi e più tenaci, per continuare questa linea d’azione pura, quella della resistenza e della jihad […]. Questa è la grande risposta a quello che volevano i nostri nemici. Oggi i nostri prigionieri indossano tenute militari. E davvero essi sono totalmente preparati a continuare il cammino della jihad e della resistenza, finché insieme umilieremo gli israeliani, ad Allah piacendo, e annienteremo questa entità, ad Allah piacendo. Fratelli, salutiamo i nostri prigionieri, i nostri martiri e il nostro popolo. Noi non dimenticheremo i nostri impavidi prigionieri che rimangono nelle prigioni e nelle Bastiglie sioniste, e che stanno pagando il prezzo della loro affiliazione e fedeltà al luogo del viaggio notturno del Profeta Maometto, alla Palestina e alla nazione araba e islamica. Noi diciamo loro: abbiate perseveranza, oh uomini liberi. Presto, ad Allah piacendo, otterrete la libertà. La resistenza non vi dimenticherà, ad Allah piacendo. Vi saranno nuovi prigionieri sionisti con cui ottenere la vostra libertà, fratelli. Conosciamo la natura miserabile di questo nemico e dell’occupazione. Non possiamo ottenere nulla da questa entità occupante se non con una spada puntata sul suo collo. […]» (brani tratti da un comizio di Khadhr Habib, membro della dirigenza della Jihad Islamica palestinese nella striscia di Gaza, mandato in onda lo scorso 25 ottobre dalla tv Al-Aqsa. Per vedere il filmato del comizio (con sottotitoli in inglese):
http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5775.htm oppure http://www.youtube.com/watch?v=NIqHFcSlOzw ).

Ho tratto questi materiali da una newsletter (http://www.israele.net/articolo,3294.htm). Sono solo esempi di un discorso che prosegue praticamente ogni giorno e che indottrina non solo i "combattenti, ma tutti, a partire dalle scuole elementari e anche prima. Guardate quest'altro esempio, trasmesso il 2 dicembre 2010 sulla tv di Hamas “Al-Aqsa”:
Narratore: «Miei cari bambini, la Moschea di Al-Aqsa [a Gerusalemme] viene profanata. La Moschea di Al-Aqsa soffre. La Moschea di Al-Aqsa piange, miei cari bambini. Sapete perché? Perché i sionisti l’hanno profanata. I sionisti hanno cambiato… cosa stanno cambiando? Stanno cambiando le sue caratteristiche, allo scopo di farla loro. Miei cari bambini, il complotto dei sionisti – affinché sappiate cosa sta accadendo – è di distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Perciò, miei cari bambini, ogni giorno i criminali sionisti progettano e pensano a come distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Certamente!. E sapete perché? Allo scopo di costruire al suo posto il loro falso tempio.
La verità è che all’inizio noi eravamo uniti. All’inizio i nostri cuori erano uniti come un cuore solo. Volevamo la Moschea di Al-Aqsa e facevamo dimostrazioni contro l’entità sionista. Perciò, bambini miei, i criminali sionisti stanno scavando dei tunnel sotto la Moschea di Al-Aqsa. E sapete perché? Ma è naturale, ve l’ho già detto: perché i sionisti vogliono distruggere la Moschea di Al-Aqsa. Il che è parte di ciò che vi sto dicendo.
Miei cari bambini, dopo che vi ho spiegato in breve della Moschea di Al-Aqsa, e dopo che vi ho detto cosa stanno facendo alla Moschea di Al-Aqsa i nemici di Allah, e quali sono i loro piani, vi darò alcuni consigli, ad Allah piacendo. Dovete passare all’azione, fare piani, riflettere su come salvare la Moschea di Al-Aqsa.» Per il video originale con sottotitoli in inglese:
http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/2717.htm ).

O leggete il testo della canzone più popolare in Egitto, intitolata "Odio Israele" del cantante Sha'ban Abd Al-Rahim: «Io odio Israele. Odio Israele. Se qualcuno ve lo chiede, ad Allah piacendo, verrò ucciso o andrò in prigione. Io odio Israele, odio Israele, odio Israele, se qualcuno ve lo chiede. Ad Allah piacendo, verrò ucciso o andrò in prigione. Ad Allah piacendo, verrò ucciso. Odio Israele, Shimon [Peres] e Sharon. Amo Amr Moussa [ex ministro degli esteri egiziano, attuale segretario generale della Lega Araba], e le sue parole equilibrate. Io amo Amr Moussa. Ecco qua. » (http://www.memritv.org/clip/en/0/0/0/0/0/0/2713.htm )

Come vedete, il tempo della pace è maturo, solo la pervicace ostinazione dell'entità sionista vi si oppone, ma la pacifica forza democratica dell'Islam supererà anche quest'ultimo ostacolo. Tanti auguri a tutti per quel momento...
FONTE:UGO VOLLI


La Russia al di là delle parole rimane NOSTRO NEMICO!

02.12.2011 La Russia invia navi da guerra a protezione del regime siriano
così Bashar al Assad può continuare indisturbato ad ammazzare

Testata: Il Foglio
Data: 02 dicembre 2011
Pagina: 1
Autore: Redazione del Foglio
Titolo: «Per difendere Damasco la Russia stravolge le sue alleanze arabe (e non)»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 02/12/2011, in prima pagina, l'articolo dal titolo "Per difendere Damasco la Russia stravolge le sue alleanze arabe (e non)".
Sulla Siria, invitiamo a leggere l'analisi di Mordechai Kedar pubblicata in altra pagina della rassegna.

Dmitri Medvedev con Vladimir Putin, Bashar al Assad

Roma. La Russia invia navi da guerra a protezione del regime siriano, sfidando così la Turchia, che da mesi combatte una guerra sotterranea con i propri commando che appoggiano le azioni militari della Free Syrian Army contro le milizie del regime di Bashar el Assad. La crisi siriana ha creato uno scenario che non si vedeva dal 1917: Russia e Turchia su fronti militari contrapposti, con una aggravante: l’azione militare turca è condotta assieme a militari sauditi, libici, del Qatar e degli Emirati arabi uniti. Così per la prima volta dal 1956 la Russia si colloca in contrasto aperto con molti paesi arabi. Fino alla primavera araba, Vladimir Putin e Dmitri Medvedev hanno proseguito inerzialmente la strategia di Nikita Kruscev e Leonid Breznev, tesa a dare sempre e comunque copertura diplomatica e militare al “blocco arabo”, in funzione anti americana e anti israeliana, arricchendola con l’appoggio al progetto nucleare iraniano. La Siria era il baricentro di questa strategia e ora Mosca, pur di difenderla, consuma una frattura drammatica, politica e forse anche militare, con la Lega araba, sconvolgendo l’intero scenario mediterraneo. L’incrociatore portaerei russo Kuznetsov e l’unità antisommergibile Chabanenko attraccheranno il 10 dicembre a Latakia: è un chiaro avvertimento ai progetti turco-arabi. Si fa sempre più concreta infatti la possibilità che la Lega araba e la Turchia – con il tacito assenso della Nato – attuino una “escalation umanitaria”: alle azioni “coperte” di commando turco-arabi al fianco dei disertori siriani potrà essere aggiunta un’invasione che sottragga a Damasco una fascia di territorio, inclusa addirittura, secondo notizie pubblicate dai quotidiani turchi e confermate da fonti israeliane, anche la “seconda capitale” siriana: Aleppo. Secondo il quotidiano egiziano al Ray al arabi, 600 militari libici del Comitato di transizione agli ordini del comandante militare di Tripoli Abdelkarim Belhaj, sarebbero già penetrati in Siria, attraverso il confine della Turchia per preparare questa invasione. Sul fronte opposto, sono stati inviati a contrastarla – su disposizione iraniana – 4.500 mujaheddin dell’Esercito del Mahdi di Moqtada al Sadr.
www.jerusalemonline.com


02.12.2011 Scontro di civiltà? Noooooooo!
Donne stuprate e poi condannate a carcere e fustigazione per 'adulterio'

Testata: La Stampa
Data: 02 dicembre 2011
Pagina: 21
Autore: Redazione della Stampa
Titolo: «Subisce uno stupro collettivo : il Tribunale Saudita condanna lei - Karzai grazia la ragazza stuprata perché adultera»
 ( http://scettico72.blogspot.com/2011/12/arabia-saudita-la-vittima-di-uno-stupro.html).
Nella vignetta a destra, il giudice saudita dice : " E 10 colpi di frusta in più per aver mostrato il sedere in pubblico"

La STAMPA - " Karzai grazia la ragazza stuprata perché adultera "

Il titolo è disinformante, dato che non specifica a quali condizioni la ragazza è stata 'graziata', se di grazia si può scrivere.
La donna, dopo essere stata violentata e incarcerata come 'adultera', infatti, per uscire dal carcere dovrà sposare il suo stupratore. Nel titolo, invece, Karzai, lo stesso che mesi fa approvò una legge che consentiva lo stupro coniugale, passa quasi per paladino dei diritti della vittima.
C'è da chiedersi se chi ha redatto il titolo l'abbia fatto sotto dettatura di un ufficio stampa di Karzai. Anche la breve, per altro, lo sembra. Manca solo un 'Tutto è bene ciò che finisce bene' o 'E vissero tutti felici e contenti'.
Ecco la breve:

Una ragazza afghana violentata da un parente e incarcerata due anni fa con l’accusa di adulterio, uscirà di prigione dopo essere stata perdonata da una Commissione giudiziaria presieduta dal presidente Hamid Karzai. La donna ha accettato di sposare l’autore della violenza, da cui ha avuto un figlio. La Commissione si è espressa favorevolmente al condono del resto della pena che la ragazza doveva scontare, «dato anche il consenso delle parti a un matrimonio che si svolgerà a certe condizioni». «All’inizio - ha detto la giovane, di nome Gul Naz - la sentenza ai miei danni fu di due anni di carcere. Che in un appello diventarono 12. Ma io non avevo fatto nulla e non riuscivo a capire perché sarei dovuta restare in carcere così a lungo». Per risolvere il caso 5.000 donne, una cifra enorme per un paese come l’Afghanistan, hanno firmato una petizione che ha attirato l’attenzione delle autorità che hanno riesaminato il caso. Secondo i media Gul Naz si è sempre rifiutata di sposare il suo stupratore, ma alla fine ha accettato a condizione che suo fratello potesse sposare la sorella del suo futuro coniuge, come garanzia di non dover subire ulteriori violenze.
" Subisce uno stupro collettivo : il Tribunale Saudita condanna lei "
Il tribunale di Djeddah ha pronunciato il verdetto sabato dopo il consenso della vittima, che ha riconosciuto avere avuto rapporti sessuali forzati con un uomo che gli aveva offerto di accompagnarla in automobile. L'uomo, racconta la vittima, l' ha portata in una casa situata all'est di Djeddah. È stato lí che l'uomo insieme a quattro suoi amici l'hanno violentato tutta la notte.
Accorgendosi che era incinta poco tempo dopo, andó all'ospedale Roi Fahd per tentare di abortire. Era allora incinta di otto settimane, ha confermato l'ospedale.
Secondo il decreto del giudice, la donna sarà imprigionata in una prigione fuori da Djeddah dove sconterà la sua pena e sarà frustata dopo il parto del suo bambino a cui sarà dato il nome di famiglia della madre.

I COMUNISTI esistono eccome e sono PARI AI TALEBANI!

La libertà è esprimere il dissenso, ma permettere anche a chi non la pensa come noi di dire cio che crede senza aggredirlo.

Invece tali personaggi famigerati, fermi agli anni di piombo dovrebbero migrare in blocco in medioriente per trovarsi a casa loro (O ANCHE NO..;)

 

Uova e pomodori contro Oscar Giannino

Il giornalista è stato contestato all'Università Statale di Milano

 
Oscar Giannino
Oscar Giannino

MILANO - Ritorno alla contestazione oggi pomeriggio all'Università Statale di Milano: un gruppo di studenti di sinistra ha lanciato uova e pomodori al giornalista e opinionista Oscar Giannino, mentre si accingeva a partecipare ad un convegno sull'economia organizzato nella Facoltà di Scienze Politiche da Azione Universitaria, organizzazione giovanile di centrodestra.
La polizia è dovuta intervenire per arginare le proteste di un folto gruppo di ragazzi dei collettivi che hanno anche lanciato insulti all'indirizzo dell' editorialista. Alla fine non si sono registrati contusi, ma solo un po' di confusione. L'episodio si è verificato tra le 15 e le 16.30 tra via Conservatorio e via Passione, dove ha sede il dipartimento universitario nel quale era stato organizzato aveva organizzato un convegno sull'Euro, sul tema specifico 'Crisi di identita'? Perché se l'Europa non va non è solo un problema tecnicò, al quale erano invitati come relatori alcuni giornalisti tra cui appunto Giannino.
Secondo quanto riferito dalla Questura, quando il giornalista é giunto in taxi in via Conservatorio, alcuni studenti lo hanno contestato, tanto che la polizia gli ha consigliato di entrare da un ingresso secondario. Giannino è stato imbrattato da qualche uovo e salsa di pomodoro lanciata dai manifestanti e ha deciso di andarsene. Le forze dell'ordine, alla fine dell'incontro, hanno poi prima contenuto e poi spostato i gruppi che protestavano in modo da agevolare l'uscita dei partecipanti senza che tra i primi e i secondi vi fosse possibilità di contatto. Quando il convegno si è concluso si sono verificati attimi di tensione ma senza tafferugli e contusi.
Sulla vicenda è intervenuto lo stesso Giannino. "Oggi alle 14,30 mi è stato impedito l'accesso all'Università Statale di Milano in via del Conservatorio, dove ero invitato a un dibattito sull'euro organizzato da Azione Giovani - ha detto -. Numerosi studenti hanno bloccato l'ingresso, apostrofandomi 'buffone, padrone, fascista, distruttore dell'Universita". Una bella doccia di pomodori pelati, qualche uovo. Nessuna possibilità di interloquire. La polizia, presente, mi ha cortesemente invitato a desistere. Così è stato. Questi i fatti. Nessun danno. Ognuno giudichi se si debba arrivare a episodi del genere". Azione Universitaria ha denunciato, in un comunicato, "il clima di intolleranza e violenza creato ad arte da una piccola minoranza di estrema sinistra: l'aggressione nei confronti di un intellettuale, nonché persona stimabile quale Giannino, è un segnale profondamente inquietante per la sitruazione politica milanese". La Fnsi ha bollato l'episodio come "un atto teppistico grave e assolutamente inaccettabile".

giovedì 1 dicembre 2011

Bombardiamoli !

 Le chiacchiere e le misure delle sanzioni hanno ultimato il loro tempo limite...Il rischio non solo è realtà è esplicito progetto..Proprio come prima della guerra dei 6 giorni!

Riportiamo dal FOGLIO di oggi,01/12/2011, a pag. III, l'articolo di Daniele Raineri dal titolo " A che punto è lo strike sull'Iran  ", gli articoli titolati " I 'fanatici del berillio', l’élite atomica dell’Iran " e " I nuovi droni di Teheran spaventano Israele ".
Ecco i pezzi:

Daniele Raineri - " A che punto è lo strike sull'Iran "

Daniele Raineri

Quando e se il programma nucleare dell’Iran sarà attaccato, non si tratterà di un bombardamento aereo convenzionale. Non sarà una copia delle operazioni fulminee che hanno avuto successo in passato, come il raid sul reattore nucleare di Saddam Hussein a sud-est di Baghdad nel 1981 o contro la base dell’Olp a Tunisi nel 1985. In entrambi i casi si trattò di bersagli facili: singoli, esposti all’aperto, con difese deboli e colte di sorpresa. Oggi in Iran la situazione è completamente differente, ci sono almeno 15 siti atomici, forse di più, nascosti tra le montagne e nel sottosuolo e protetti da un apparato militare che è determinato a mantenersi aggiornato e guardingo. Per questo, secondo Eli Lake, reporter al Pentagono per Newsweek e il sito Daily Beast specializzato in rapporti con il Pentagono e solitamente ben informato, l’operazione israeliana contro l’Iran sarà differente dal passato, un genere di attacco militare completamente nuovo.
Da tempo Israele sviluppa in silenzio misure in grado di confondere, ingannare e incapacitare un sistema di difesa nemico. Per questo l’incursione aerea sarebbe un lavoro misto per una squadra mista: droni Heron capaci di portare non soltanto bombe ma anche un carico tecnologico semisegreto, aerei con piloti umani costruiti per gli attacchi elettronici – appartenenti a un’unità che ha per soprannome “I Corvi” – e infine i convenzionali caccia da combattimento F-15 e F-16. Gli israeliani possono ingannare i radar del sistema di difesa aereo dell’Iran facendo credere loro che non c’è nessun aereo in volo, oppure che ce ne sono centinaia, con un effetto “nevicata” sugli schermi. Allo stesso tempo un attacco elettronico può colpire e disabilitare i telefoni cellulari, le linee telefoniche convenzionali, la rete internet, la griglia elettrica nazionale e anche le frequenze radio, comprese quelle d’emergenza usate da militari, polizia e vigili del fuoco. I siriani hanno già assaggiato questo tipo di attacco nel settembre 2007, durante l’incursione contro il sito nucleare sospetto di al Khibar. Gli aerei israeliani hanno proiettato sugli schermi dei radar nemici la falsa immagine elettronica di un cielo sgombro e privo di qualsiasi minaccia, e poco dopo, e di colpo, hanno proiettato l’immagine, altrettanto falsa, della presenza di centinaia di aerei.
Quel giorno i radar furono illeggibili – e inservibili. Israele ha sviluppato anche un sistema offensivo capace di imitare il segnale che ordina alle singole celle della rete telefonica di entrare in standby per manutenzione. Il risultato è il blocco temporaneo delle comunicazioni. E possiede anche sistemi che creano interferenze e disturbi per le frequenze radio. E’ verosimile che gli israeliani sfrutterebbero un punto debole scoperto dagli Stati Uniti due anni fa nelle grandi reti elettriche delle città iraniane, che non sono isolate da Internet e quindi sono vulnerabili a virus informatici devastanti come Stuxnet, che è riuscito a prendere il controllo e a distruggere le centrifughe iraniane – dicono gli ufficiali americani. La scoperta è stata fatta nel 2009 dal Joint Warfare Analysis Center, un laboratorio segreto militare americano – dice una fonte a Lake. La fonte conferma che gli israeliani possiedono la capacità di bloccare gli snodi internet che servono i comandi militari iraniani. Il vecchio modello di incursione aerea, invadere lo spazio aereo nemico, trovare l’obiettivo, colpire e fuggire, a paragone del nuovo sembra ormai primitivo. Ora sono richieste più fasi in rapida successione: accecare il nemico, confonderlo, paralizzare le sue comunicazioni, bombardare e allo stesso tempo distruggere la sua capacità di rappresaglia, o almeno diminuirla significativamente. I bombardamenti investirebbero anche le rampe dei missili balistici già puntati su Israele per rispondere all’attacco – non c’è la possibilità di eliminarli tutti, ma perché non provare? E quindi volare via. Uno dei problemi più grandi è che il programma nucleare è sparpagliato in posti diversi e dentro labirinti di tunnel – è una definizione degli analisti – che rende difficili trovare i singoli siti e ancora più distruggerli. Il presidente iraniano in persona, Mahmoud Ahmadinejad, ha sviluppato una passione personale per i tunnel ed è membro fondatore dell’associazione iraniana per i Tunnel. Molte delle installazioni nel sottosuolo risalgono alla cosiddetta Guerra delle città nel 1987, quando Iran e Iraq si scambiavano bombardamenti con missili Scud sulle grandi città.
Altre si sono aggiunte negli anni, soprattutto con l’intensificarsi delle voci su un possibile strike israeliano: ci sono centinaia di chilometri di cavità in cemento, create da gigantesche macchine sterratrici, che ora forniscono segretezza e protezione. In certi casi i punti d’ingresso sono conosciuti, ma gli strati di roccia sopra e l’estensione garantiscono un buon livello di protezione. Gli americani stanno già lavorando a questa parte dell’operazione, la radiografia dei sotterranei, pur senza potere, ovviamente, schierare squadre a terra, e lo stanno facendo grazie a nuove tecnologie. La divisione scientifica del Pentagono che si occupa dei progetti più avanzati, la Darpa, ha un intero settore dedicato a questa mappatura da lontano: in pratica, si tratta di vedere attraverso la roccia. Il sito della Darpa annuncia tra i suoi bandi tecnici che c’è bisogno di sensori che scoprano installazioni nascoste e sappiano valutare le attività che vi si compiono, prima e anche dopo un eventuale attacco. Una risposta è l’“Airborne Tomography using Active Electromagnetics”, una tecnologia sviluppata dall’industria mineraria: il terreno è illuminato con onde elettromagnetiche a frequenza molto bassa e il riflesso svela la presenza di cavità e tunnel. Alcuni scienziati in Alaska sono riusciti a disegnare la mappa di tunnel a trenta metri di pronfondità e anche di più.
Secondo il capo del progetto, la gittata dei sensori in futuro potrà agire a mille chilometri di distanza: “Dovranno essere posizionati su una nave, o su una piattaforma petrolifera, chissà”. Il Darpa è anche convinto che sia possibile identificare il tipo di attività che si compie sotto la roccia, come il traffico di veicoli e la presenza di materiali radioattivi. Forse è già all’opera. L’Iran si è già lamentato in passato per l’intrusione di droni americani nel proprio spazio aereo e alcuni osservatori sospettano che Washington stia usando il drone invisibile, l’RQ-170, la supersegreta “Bestia di Kandahar”, come è stata soprannominata dagli analisti civili che l’hanno intravista in Afghanistan (che confina con l’Iran). La mappatura delle installazioni sotterranee non risolve il problema principale: possono essere distrutte? Gli Stati Uniti stanno investendo montagne di dollari nello sviluppo di una bomba di profondità capace di penetrare 30 metri di roccia o 60 di cemento prima di esplodere con una tonnellata di esplosivo, la cui sigla tecnica MOAB è stata subito trasformata in “Madre di tutte le bombe”. Ma gli Stati Uniti stanno studiando opzioni meno primitive. Una è una tecnica di volo che fa arrivare con precisione le bombe anti bunker in orizzontale contro l’ingresso del bunker. Il sito potrebbe resistere, ma se le entrate sono distrutte, nulla può più uscire o entrare. Un’altra opzione sono le bombe termobariche, che provocano un’onda d’urto che viaggia all’interno dei tunnel e prosegue oltre gli angoli senza perdere efficacia come succede nelle esplosioni normali.
L’impatto si propaga per trecento metri. O ancora: spezzoni incendiari come palloni elastici che rimbalzano velocissimi e possono raggiungere gli angoli più remoti delle basi sotterranee, arroventando l’aria fino a mille gradi in pochi secondi.

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli
Abbasso la perfida Albione, ma in costituzione

Rached Ghannouchi, fondatore di Ennahda

Cari amici,
immaginate che in Italia, dopo la terribile e corrotta dittatura berlusconiana, formalmente vicina ai valori cattolici ma sostanzialmente atea ed edonista, vincesse finalmente in maniera trionfale un partito davvero cristiano, che obbligasse tutti a mangiare di magro il venerdì, rimettesse i mutandoni alle ballerine televisive come nei beati anni Cinquanta e frenasse i comportamenti immorali come il topless sulla spiaggia e i balli sfrenati in discoteca – salvo che per i turisti, naturalmente, che portano valuta. Non sarebbe esattamente l'intenzione del "popolo viola" che è sceso in piazza contro il precedente governo, ma si sa, in democrazia contano i voti, non i manifestanti. E immaginate soprattutto che questo partito fosse così cattolico – moderato sì, ma così cattolico – da non sopportare che l'Italia abbia rapporti con gli eretici anglicani che opprimono i buoni cattolici irlandesi e scrivesse nella nuova costituzione post-berlusconiana che nessun rapporto diplomatico dev'essere consentito con la perfida Albione fino a che non sarà tutta governata dai bravi irlandesi (che fra l'altro hanno vinto di recente il record di paese più antisraeliano d'Europa, ma questo è un altro discorso), definendo reato ogni tentativo di normalizzare le relazioni, inclusi i rapporti privati con i cittadini israeliani.

Mi direte: ma questa è cattiva fantapolitica. Figuriamoci se qualcuno può sognarsi di mettere in una costituzione la proibizione di rapporti con  un altro Stato e vietare di migliorarla. Non l'ha fatto neanche il fascismo, cui pure dobbiamo il titolo di questa cartolina. Ebbene, capita. Non in Italia, naturalmente. Ma nel primo stato che ha raggiunto un equilibrio fra quelli scossi dalla "primavera islamica", la Tunisia. C'è un progetto di costituzione, formulato ed approvato dal partito islamista di maggioranza - islamista ma moderato, è chiaro, vi immaginate degli islamisti estremisti? Non è proprio possibile. Sono amici di Hamas, è chiaro, ma non sono moderati anche quelli di Hamas? Predicano la distruzione di Israele (http://stakeholders.ofcom.org.uk/enforcement/broadcast-bulletins/obb143/), ma non lo fanno tutti? Fatto sta che in questa costituzione è previsto il divieto di relazioni diplomatiche – immaginate con chi? – massì, con Israele (http://www.israelhayom.com/site/newsletter_article.php?id=1998). Una clausola che rovescia il corso relativamente conciliante e mediatore della politica tunisina sul Medio Oriente, tenuta per decenni, e che molto probabilmente tenderà a estendersi agli altri paesi dove gli islamisti hanno vinto con diversi mezzi (Libia, Marocco) o stanno vincendo (Egitto). Ottimo contributo delle primavere arabe alla pace nel mondo, è chiaro.

Ma, direte ancora voi, questo è il frutto delle campagne ignoranti, le rivoluzioni miravano ad altro, ed è per questo che gli illuminati in Europa e in America le hanno sostenute, prima fra tutti l'amministrazione Obama, che ancora in questi giorni sta facendo pressione sui militari egiziani (antipatici ma almeno dotati di razionalità strategica) perché cedano il potere ai civili, cioè agli islamisti. E invece no, perché a parte il wishful thinking, il pensiero desiderante per cui le piazze arabe erano fucine di democrazia diretta, queste si sono sempre rivelate per quel che erano, luogo di appelli emozionali antisemiti, di stupri per le donne, di odio per l'Occidente. Leggete per esempio il reportage sulla marcia da un milione promossa dalla Fratellanza musulmana al Cairo qualche giorno fa per "uccidere tutti gli ebrei" (http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4153207,00.html) o guardate per esempio il filmato qui (http://elderofziyon.blogspot.com/2011/11/praise-for-bin-laden-threats-to-jews-in.html) con la meravigliosa Piazza Tahir che delira per Bin Laden e promette la morte agli ebrei, seguendo in tutto "l'idea islamica di democrazia" (http://www.azure.org.il/article.php?id=587) . E se non vi interessa Israele, guardate qui (http://elderofziyon.blogspot.com/2011/11/egyptian-feminism-salafi-style.html) come la pensano gli islamici a proposito delle donne.

Leggete, guardate, informatevi. E chiedete perché non bisogna mettere nella costituzione italiana la proibizione di nominare l'Inghilterra, che è giustamente odiata anche dai grandi musulmani di Iran, che giustamente ne hanno devastato ieri l'ambasciata (http://247.libero.it/focus/20146288/29/assaltata-l-ambasciata-britannica-a-teheran-giallo-sui-6-ostaggi/).

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