guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

giovedì 16 febbraio 2012

MASTER Giannino: Licenziamo i nulla facenti pagati da tutti noi!!!!

In Spagna, lavoratori pubblici licenziabili! Da noi?

Ha perfettamente ragione il Foglio di oggi. Nessuno in Italia ha mostrato di accorgersi di una delle novità più clamorose della riforma del mercato del lavoro appena varata dal governo Rajoy. Non si è solo ridotta l’indennità economica per i licenziamenti economici non sottoposti al vaglio del giudice – già prima il mercato del lavoro spagnolo come flòessibiolitùà in uscita era assai meglio del nostro attuale  – abbassandola di un quarto a 33 giorni di salario l’anno e per un massimo dell’equivalente di due anni di stipendio invece dei 42 mesi precedenti.  La grande novità è che si è introdotta la possibilità di licenziamento economico dietro versamento di eguale indennizzo e senza filtro giudiziale anche per i dipendenti pubblici! O meglio, per più di un quinto dei dipendenti pubblici, 685mila su 3,1 milioni totali, quelli che hanno un contratti di lavoro equiparato al privato non essendo coperti dalla qualifica di funzionario pubblico. Il criterio è che se un’amministrazione pubblica è in deficit per più di 9 mesi, chi la guida può praticare licenziamenti. Nove mesi! Che ne direste di una misura simile da parte del governo Monti? Perché nessuna misura di energuica ridefinizione del perimetro pubblico è stata sin qui indicata dal governo dei professori? perchè sono tali e quali ai politici di destra e di sinistra? O ci vogliono e ci possono ancora stupire?
Sul dilemma di come sarà davvero la riforma del mercato del lavoro su cui fervono gli incontri, a seguire quanto ho scritto su Panorama di questa settimana.
Domanda: ma se tutti convengono che l’essenziale è sbloccare la crescita senza per questo mettere da parte subito i vecchi istituti della cassa in deroga, che hanno attenuato l’impatto devastante di più di 20 punti di produzione industriale ancora mancanti rispetto al 2008, ma allora chi glie lo fa fare a Mario Monti di esporsi a uno scontro frontale con Cgil e sindacato sull’articolo 18? Risposta. Il bello viene nelle prossime due-tre settimane, dunque chi si azzarda a fare pronostici deve mettere in conto un’alea elevata. Ma almeno due elementi sono certi.
Primo. Mario Monti ed Elsa Fornero si sono già rivelati bravissimi nell’operazione-pensioni. Per risollevare immagine e giudizio sostanziale dell’Italia sui mercati, annunciare attraverso anticipazioni di stampa provvedimenti di svolta energica rispetto ai ritardi e alle diluzioni degli anni precedenti. Per poi assumerli davvero, nei tempi annunciati cioè brevi, e coerenti a quanto detto, cioè tosti. A comportarsi così il governo ci guadagna tre volte. In primis, più forte è la sollevazione iniziale dei contrari, maggiore è l’effetto-rivoluzione che le misure assumono sui media italiani, su quelli internazionali, agli occhi di Ue, Fmi e Ocse. Poi, si cresce nella stima degli italiani, in altre parole la decisionalità diventa autoportante rispetto alla durezza della protesta. Infine, incassate questi due vantaggi, si può anche giocare d’abilità e impostare lo stesso teatrino mediatico-protesta su altri capitoli come nel caso del decreto liberalizzazioni, ma varando poi nel merito provvedimenti assai meno rivoluzionari di quanto prospettato. Molto meno. Ma con la ragionevole aspettativa, puntualmente rivelatasi fondata, che i media ormai tengono lunga e spessa l’onda a favore, e la tavola da surf del governo va sempre più in alto.
A questo punto, secondo elemento, bisogna capire se la riforma del mercato del lavoro sarà un colpo di maglio salvifico e deciso come quella sulle pensioni, oppure se alla fine s’incassa comunque l’onda positiva ma accontentandosi di una mediazione. Chessò, un articolo 18 sospeso nella reintegra giudiziale solo per i nuovi assunti in cambio di trasformare i loro contratti da precari a tempo indeterminato. Fino a qualche giorno fa, avrei detto che questa o analoghe furbate sia l’ipotesi più probabile. Poi mi sono arrivati sul tavolo report riservati di fonte europea, successivi al voto del parlamento greco e alla riforma – quella sì notevole- varata da Rajoy in Spagna, migliorativa in flessibilità del già molto avanzato sistema precedente in quel Paese. Caro Monti non puoi fare un pastrocchio, dicono quelle note riservate. Anche lunedì, nell’incontro italo-tedesco, il messaggio di Berlino è stato chiaro. Ci stupisca, allora, il governo Monti. Levi il reintegro giudiziale per i licenziamenti economici e per tutti, non solo peri neoassunti, come già ha detto Bonanni. Intervenga anche con drastici paletti sulla reintegra giudiziale in caso disciplinare. Eviti la demagogia del contratto indeterminato come modello unico. Se Monti-Fornero facessero cose simili la lotta di rito ai finti cococo- che ci sarà comunque, le partite IVA già inziano a scendere – sarà equilibrata da misure crea-lavoro. Altrimenti l’effetto netto sarà solo più gente a spasso, finché siamo in recessione. Stupiteci, e i consensi dei media diventeranno ancor più imbarazzantemente stellari. Magari con un po’ di attrito sindacale, però.

 http://www.chicago-blog.it/2012/02/15/in-spagna-lavoratori-pubblici-licenziabili-da-noi/

TRAGEDIA!

Quando sono interessati bambini è sempre un'immane disastro...

Mo: camion contro bus, 8 bambini morti

Palestinesi erano su scuolabus che si e' incendiato, 40 feriti


Mo: camion contro bus, 8 bambini morti

 (ANSA) - GESURALEMME, 16 FEB - Almeno otto bambini palestinesi sono morti quando l'autobus su cui viaggiavano e' stato violentemente colpito da un camion israeliano in Cisgiordania. Lo ha detto un portavoce della polizia israeliana.

''Ci sono tra gli otto e i dieci morti'', ha detto all'Afp il portavoce precisando che le vittime ''sono bambini''. Secondo il sito israeliano Ynet, ci sono anche almeno 40 feriti, molti dei quali ustionati, dal momento che il bus dopo l'urto ha preso fuoco.

mercoledì 15 febbraio 2012

Pronti..prontissimi...al VIA..

14.02.2012 'Raggiungere i nemici ovunque siano'. Israele pronto ad attaccare il nucleare iraniano ?
intervista di Giulio Meotti a Ephraim Sneh, cronaca di Andrea Morigi

Testata:Il Foglio - Libero
Autore: Giulio Meotti - Andrea Morigi
Titolo: «Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 14/02/2012, in prima pagina, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "  La cura di Sneh  ". Da LIBERO, a pag. 17, l'articolo di Andrea Morigi dal titolo " Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi ".
Ecco i due pezzi:

Il FOGLIO - Giulio Meotti : " La cura di Sneh "

Giulio Meotti, Ephraim Sneh

A Entebbe il generale Ephraim Sneh era noto a tutti come “il dottore”. Il 4 luglio 1976 tra le sue braccia morì Yoni Netanyahu, fratello dell’attuale primo ministro d’Israele e a capo del celebre blitz ugandese che liberò gli ostaggi. Con Sneh nella Sayeret Matkal, le teste di cuoio israeliane, c’era la “cabala del commando”, ovvero Benjamin Netanyahu, primo ministro, Ehud Barak, ministro della Difesa, e Moshe Yaalon, il vice premier noto come “the brain”, il cervello. Erano i wonder boy dell’unità famosa per il motto “Chi osa vince”, mutuato dalle Sas inglesi. Oggi sono i falchi dello strike contro Teheran. “Eravamo i campioni del mondo, ma è stata una missione costosa perché abbiamo perso Yoni”, dice Sneh al Foglio. “Contro le centrali nucleari iraniane siamo pronti ad agire di nuovo a migliaia di chilometri da casa. Non parliamo di risposta a un attacco: a Israele spetta la prima mossa”. Newsweek rivela che la visita a Washington del capo del Mossad, Tamir Pardo, è servita a saggiare la reazione americana allo strike preventivo contro Teheran. Sabato, su Fox News, il maggiore opinion maker conservatore, Charles Krauthammer, ha scandito chiaro: “Israele farà lo strike per prevenire un secondo Olocausto”. E’ il countdown. Dice Sneh: “Si illude chi crede al cliché secondo cui il programma nucleare iraniano è un problema di cui si occuperà la comunità internazionale, Israele deve essere pronto a fermarlo da solo”. Il generale, a lungo anche viceministro della Difesa, è noto come “l’uomo che ha scoperto l’Iran”, perché fu il primo a sollevare l’allarme sull’atomica iraniana. Sneh sottopose le sue conclusioni all’allora primo ministro, Yitzhak Rabin che, il 26 gennaio 1993, annunciò alla Knesset: “L’Iran è un pericolo strategico per lo stato d’Israele”. Al Foglio, Sneh dice che “il regime iraniano è religioso e fanatico e ha esportato il terrore nel mondo. Al Jihad islamico paga un bonus per ogni israeliano ucciso e l’Iran è responsabile per il bombardamento all’ambasciata israeliana di Buenos Aires. L’Iran ha missili balistici per portare fino all’Europa le testate nucleari. Nella Shoah abbiamo già perso un terzo del popolo ebraico a causa della combinazione di fanatismo e mezzi militari. Non accadrà di nuovo, non ignoreremo chi ci dice ‘vi elimineremo dalla carta geografica’”. Un Iran nucleare darebbe il via al caos atomico. “Israele non può vivere dentro una tenaglia atomica. Se l’Iran avrà il nucleare, anche Arabia Saudita, Egitto e Turchia lo vorranno. Governi islamici con armi atomiche: è l’incubo più grande per Israele e per i suoi figli. Israele è la casa sicura degli ebrei e una grande economia che attrae eccellenza e investimenti. Sotto minaccia atomica, non è più una casa sicura. Sarà la fine d’Israele. Siamo uno stato piccolo e il cuore della nostra economia ruota attorno a Tel Aviv. L’Iran è uno stato grande e meno vulnerabile. Non c’è simmetria o deterrenza fra Iran e Israele. I fanatici religiosi non avranno la bomba”. Per Sneh lo strike è possibile. “Una campagna israeliana contro le installazioni nucleari iraniane li paralizzerebbe per un certo numero di anni. La rappresaglia sarebbe dolorosa per Israele, ma sostenibile”. Ci sono soltanto due modi per fermare l’Iran: “La prima è usare le sanzioni per convincere il regime a rinunciare al programma nucleare. Se non funziona, resta l’attacco militare. Israele non deve sentirsi nell’angolo, perché quando si parla della nostra vita non chiediamo il parere degli Stati Uniti. Significa questo ‘never again’”. E’ anche la lezione di Entebbe. “Raggiungere i nemici ovunque siano. Da allora sono passati quarant’anni, il terrorismo è diventato religioso e satanico nel metodo, ma Israele è di nuovo pronto a colpire a migliaia di chilometri di distanza da casa”.
 (quinto di una serie di articoli. I primi quattro sono usciti il 4, l’8 , il10  e l'11 febbraio e sono disponibili su informazione corretta, oltre che sul Foglio)
LIBERO - Andrea Morigi : " Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi"

Andrea Morigi

In una regione immaginaria, la Costa del Tesoro, un Paese governato da una teocrazia, il Garnet, invade il suo vicino settentrionale, l’Amberland, che invoca un aiuto internazionale per respingere l’at - tacco. Ufficialmente, non c’è alcun riferimento a Stati, fatti o persone realmente esistenti. Sono soltanto le manovre militari che vanno sotto la sigla in codice Bold Alligator 2012. Stanno svolgendosi in questi giorni sulla costa atlantica fra la Virginia, la Carolina del Sud e la Florida e vi partecipano circa 20mila militari americani, oltre a britannici, olandesi, francesi, spagnoli, neozelandesi e australiani. In teoria è un’esercitazione tutta americana. Dove però, indicano fonti statunitensi, si stanno distinguendo particolarmente anche i nostri marò del Battaglione San Marco e il personale di staff della forza anfibia italiana. È uno sbarco in piena regola, con un attacco aereo e 24 navi da guerra, tra cui la portaerei Eisenhower, in appoggio. L’obiettivo è di «rivitalizzare, ridefinire e rinvigorire le capacità anfibie fondamentali e rinforzare il ruolo della Marina e dei corpi dei marines come “combattenti dal mare”». Impiegati nel deserto iracheno e sulle montagne afgane, per circa un decennio i marines sono rimasti fuori dal loro elemento originario, ma il ritiro graduale dai teatri operativi del Medio Oriente ha imposto un ripensamento generale della loro missione. Mentre i corpi speciali tornano alla loro vocazione, su larga scala lo stesso processo di ristrutturazione ha investito nel frattempo anche l’Alleanza Atlantica: ora si punta il mirino sull’Asia. Per i comandi generali impegnati, non è tanto una questione politica. Semmai strategica. E soprattutto tattica. Ci si prepara a combattere insomma. Perciò le uniche indicazioni concrete riguardano la minaccia potenziale sul teatro e sulle acque antistanti: mine, missili anti-nave e battelli. Tutte caratteristiche che, secondo gli analisti militari, sembrano ricalcare molto da vicino il dispiegamento delle forze navali iraniane a difesa del proprio territorio, soprattutto nell’ipotesi di una chiusura da parte iraniana dello Stretto di Hormuz, zona strategica per il passaggio delle petroliere. Nel caso in cui l’approvvigiona - mento energetico si interrompesse per volontà di Teheran, le previsioni di un attacco statunitense si farebbero molto, ma molto concrete. Che le manovre, iniziate lunedì scorso vicino alla base dei marines di Camp Lejeune e pianificate per una durata di dieci giorni, cioè fino al 14 febbraio, fossero puntate in realtà sul Golfo Persico, non è un segreto per nessuno. Perfino l’am - miraglio John Harvey, comandante della flotta statunitense, ammette che il progetto è «certamente ispirato dalla storia recente» senza negare la possibilità di una sua applicazione allo Stretto di Hormuz, così come ad altre aree. E probabilmente anche allo stato maggiore di Teheran ultimamente sono piuttosto frastornati. Altre manovre americane si sono svolte recentemente a poca distanza, sulle isole di Socotra e di Masirah, rispettivamente territori dello Yemen e dell’Oman. Attaccare l’Iran è la tendenza del momento. Israele non è l’unico che sta preparando le proprie forze armate. Ma anche a Washington non scherzano. Un attacco dell’aviazione di Gerusalemme contro gli impianti nucleari iraniani potrebbe essere accompagnata da un’operazione di terra, per neutralizzare la centrale atomica di Bushehr e le vicine basi navali. Quando il presidente Barack Obama ribadisce che «tutte le opzioni », compreso un intervento militare, «rimangono sul tavolo» di fronte al programma di arricchimento dell’uranio iraniano, non sta parlando soltanto di sanzioni economiche. Con la perdita della supremazia economica e dopo che Wall Street non appare più come il maggior centro finanziario del mondo, l’unico primato rimasto agli Stati Uniti, in fondo, è quello militare.

martedì 14 febbraio 2012

Ne vorrei un bel tir pieno...

Assaltare punti strategici e trasformare la guerra virtuale e a post in una sacrosanta rivolta sarebbe necessario  se non sufficiente in assoluto.
La guerra non piace ai più che preferiscono morire da pecore piuttosto che far sentire il proprio disperato disenso ma è l'unica maniera per ribaltare davvero un sistema che langue nella arricchimento di caste corrotte e nel menefreghismo nei confronti di chi vuole fare davvero.
 

Kalashnikov rinasce in versione 5/a generazione

Russia: Ak-47 sostituito da Ak-12, piu' sofisticato e maneggevole

Il nuovo Kalashnikov Il nuovo Kalashnikov
Kalashnikov rinasce in versione 5/a generazione MOSCA  - Il leggendario Kalashnikov tenta di sopravvivere all'usura del tempo e alle innovazioni della tecnologia rinascendo in una nuova e più sofistica versione di quinta generazione: l'Ak-47 sarà sostituito dall'Ak-12, il cui prototipo è stato presentato nella fabbrica di Izhvesk, sugli Urali, davanti alle telecamere della tv. Per realizzarlo sono state usate dieci nuove tecnologie che ne hanno migliorato le prestazioni. Il Kalashnikov resterà un'arma semplice ("utilizzabile anche da una persona monca di un braccio", come ha sottolineato il direttore generale dell'azienda Maxim Kusiuk) ma sarà ancora più precisa, affidabile e resistente, con un calcio telescopio ritraibile, un caricatore inseribile sul lato sinistro per i mancini, un visore notturno, la possibilità di sparare un colpo singolo, tre colpi in serie o a raffica.

L'Ak-12 sarà quasi indistruttibile, resistente a urti e cadute, nonché a temperature estreme (-54 nella prova fatta vedere su tv Vesti 24). L'arma verrà collaudata quest'anno e, dopo il certificato statale, verrà messa in produzione, in particolare per l'estero. Nuova icona delle rivoluzioni nordafricane, lo scorso autunno il vecchio Ak-74 era stato mandato in pensione in Russia, dove fu inventato nel 1947 da Mikhail Kalashnikov e dato ininterrottamente in dotazione prima all'Armata rossa e poi all'esercito russo. Il ministro della difesa russa aveva spiegato che non ne avrebbe più comprato perché ne aveva già troppi nei depositi ed era un'arma ormai superata. Usato dagli eserciti di 55 paesi di tutto il mondo e da innumerevoli formazioni di guerriglieri e terroristi, il fucile mitragliatore d'assalto Kalashnikov è pero ancora l'arma più utilizzata e popolare al mondo, prodotta nelle sue varie versioni in decine di milioni di esemplari, legalmente e illegalmente (in vari Paesi come Cina, Bulgaria, Romania e

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli
Una piccola differenza

Hamza Kashgari, Re Abdullah dell'Arabia Saudita

“Nel giorno del tuo compleanno non mi inchinerò davanti a te; di te amo alcune cose ma ne detesto altre, e sul tuo conto ci sono molte cose che non ho capito”
Cari amici, immaginate che qualche ragazzo ebreo scrivesse qualcosa dl genere sul suo blog il giorno della festa per il compleanno di Mosè o di Isaia o di Rabbi Akivà - feste che guarda caso, non ci sono. O che un ragazzo cristiano postasse una frase così su Facebook in occasione del compleanno di San Giovanni Evangelista o di San Paolo - e anche queste, per quel che ne so, non sono feste cristiane. E' abbastanza chiaro: non sarebbe successo proprio niente. Niente dal punto di vista religioso, credo: non mi sembra che tecnicamente si tratti di una bestemmia vera e propria, semplicemente di una certa insofferenza verso profeti e autorevoli uomini di fede. Niente soprattutto dal punto di vista civile. In Italia, esisteva fino a qualche decennio fa un articolo del codice penale, il 724, per cui "Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità [o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato], è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila." Comunque era un'ammenda e niente di più. Ma nel seguito le cose sono cambiate: la Corte costituzionale, con la sentenza 440 del 1995, ha dichiarate costituzionalmente illegittime le parole fra parentesi, per cui solo la bestemmia contro la Divinità e non quella contro "i simboli o le persone venerate" è rilevante. Poi è intervenuto il decreto legislativo 57 del 1999 che punisce la bestemmia con la sanzione amministrativa pecuniaria da 51 euro a 309 euro: si parla di “sanzione amministrativa pecuniaria”, e non più di “ammenda”; si sottolinea cioè il fatto che bestemmiare non sia più reato, ma solo illecito amministrativo. (http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1077). In ogni caso, la frase riportata sopra difficilmente si può dire propriamente bestemmia, perché è educata, non contiene insulti, non dissacra affatto la divinità, semplicemente esprime un atteggiamento di dubbio e di indipendenza di pensiero.
In posti più liberali di noi, anche se più autenticamente religiosi, come gli Stati Uniti, non esiste il reato di bestemmia, e neppure l'illecito amministrativo, perché sarebbe incostituzionale, limitando la libertà di pensiero (http://it.wikipedia.org/wiki/Bestemmia). In Gran Bretagna c'è stata qualche condanna a morte per blasfemia, ma bisogna dire che l'ultima risale al 1697 contro Thomas Aikenhead  (http://en.wikipedia.org/wiki/Blasphemy). Oggi i posti in cui il reato di blasfemia è presente e grave sono i paesi islamici, e in effetti c'è stata una continua pressione da parte loro perché le organizzazioni internazionali imponessero la condanna non solo degli insulti alla divinità, ma anche alla "diffamazione delle religioni". L'assemblea dell'Onu, dominata da una sistematica maggioranza islamico-terzomondista, ha passato diverse risoluzioni in questo senso (http://en.wikipedia.org/wiki/Blasphemy_law).
Ora, come forse avete capito da subito, si dà il caso che il disgraziato ragazzo che ha scritto le frasi citate all'inizio sul suo account di Twitter si chiami Hamza Kashgari e sia suddito (non certo cittadino, nel senso proprio del termine) dell'Arabia Saudita. Dopo aver avuto l'idea spiritosa di postare questo pensierino in occasione del compleanno di Maometto, Hamza ha ricevuto oltre 30 mila minacce di morte via internet. "Nonostante il ragazzo, che ha 23 anni, si sia affrettato a cancellare i suoi tweet e a scusarsi con la blogosfera la situazione è rapidamente degenerata. Sulla rete sono cominciati a girare video contro di lui, su Facebook 16mila persone si sono iscritte alla pagina che ne chiedeva l’esecuzione e il ministero dell’Informazione ha cancellato la sua rubrica sul quotidiano Al-BIlad  e proibito anche agli altri media di pubblicare il suo lavoro. E non basta.  L’imam Nasser al-Omar, lo stesso che all’epoca invocò una “fatwa” contro i musulmani che vedevano il Mondiale di calcio, ha chiesto in lacrime che il blogger venga processato per apostasia, che in Arabia Saudita viene punita con la pena di morte." (http://lepersoneeladignita.corriere.it/2012/02/12/amnesty-non-estradate-il-blogger-saudita-che-ha-twittato-su-maometto/). A questo punto il giovanotto ha capito che era seriamente in pericolo, ha preso il primo aereo e ha cercato di scappare verso la Nuova Zelanda. Per sua disgrazia però l'aereo ha fatto scalo in Malesia, un paese islamico, che ufficialmente sarebbe moderato. Ma, per ragioni teologiche o per la pressione dell'Arabia, a quanto pare su volontà dello stesso re Abdulah, gli eredi dei pirati di Mompracem non ci hanno pensato due volte: hanno preso il terribile peccatore saudita, l'hanno impacchettato senza processo e l'hanno rispedito a casa, dove corre il serio rischio di farsi staccare la sua testa blasfema dal corpo con un bel corpo di scimitarra.
E' una storia proprio brutta, che però non è affatto isolata. Provate a entrare in Arabia Saudita con una croce al collo e una bibbia in valigia e vedrete che cosa vi capita - non dico coi simboli dell'ebraismo, nessuno sarebbe così pazzo da andare nel territorio della penisola arabica, dove lo stesso Maometto mille e quattrocento anni fa ha iniziato la pulizia etnica delle tribù ebraiche che vi abitavano da un millennio almeno. Ma i turisti israeliani che si sono avventurati in Giordania (ufficialmente in pace con Israele) portandosi dietro i teffillin, cioè quelle scatoline di cuoio legate da stringhe che gli ebrei osservanti indossano la mattina per pregare, o i tallit, i manti da preghiera, se li sono visti sequestrare e sono stati respinti - non in quanto israeliani, ma in quanto ebrei. Ecco, al di là di tutte le dinamiche storiche, questa è una delle differenze più importanti (insieme alla condizione femminile ecc.) fra civiltà occidentale e islamismo: il fatto di poter pregare a modo tuo e di poter anche esprimere educatamente i propri dubbi religiosi. E' una piccola differenza, ma forse non priva di senso...
Ugo Volli

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Stato ladro anche al volo...

Ryanair, l’Unione Europea e le tasse italiane

Quale è la seconda compagnia italiana, ormai grande quasi quanto Alitalia? L’irlandese Ryanair. Che sia irlandese vi sono pochi dubbi, dato che la società ha la propria sede in Irlanda, a Dublino precisamente.
Non la pensa così lo Stato italiano che ha intimato la compagnia guidata da Micheal O’Leary di pagare 12 milioni di euro perché i dipendenti sarebbero a tutti gli effetti da considerarsi italiani, nonostante abbiano firmato un contratto a Dublino alle condizioni salariali irlandesi.
Era già successo in passato alla compagnia irlandese di doversi scontrare con qualche Stato. Lo scontro più famoso è quello con la Francia per l’aeroporto di Marsiglia, dove i francesi volevano che i dipendenti Ryanair avessero il contratto di lavoro ai costi e i diritti del paese transalpino.

In quel caso O’Leary minacciò di andarsene dal sud della Francia e non è un caso che Ryanair in Francia abbia una presenza abbastanza limitata. Così non è in Italia, dove trasporta oltre 22 milioni di passeggeri l’anno e nello scalo di Bergamo i clienti sono più di 7 milioni.
I dubbi su questo episodio sono molti dato che una compagnia aerea ha sempre avuto la propria sede a Dublino e che opera ormai da oltre un decennio nel nostro Paese. A Bergamo, città dello scontro, è dal 2003 che il vettore low cost più importante d’Europa ha aperto la sua base.
Se l’Italia vuole diventare come la  Francia nel trasporto aereo forse è bene ricordare alcuni dati:
- l’Italia dal momento della liberalizzazione ha quasi colmato il gap di passeggeri nei confronti della Francia che storicamente ha sempre avuto.
- Il numero di passeggeri internazionali intra-UE (mercato liberalizzato) dell’Italia è ormai superiore a quello della Francia.
- Il campione nazionale AirFrance incontra gravi difficoltà e chiuderà con oltre 1 miliardo di euro di perdita.
Il “problema” relativo ai contratti di lavoro è che in Irlanda la tassazione è molto meno elevata, meno della metà di quella italiana e i contratti di lavoro sono molto più flessibili.
Se la compagnia è da considerarsi irlandese a tutti gli effetti è normale che i propri dipendenti abbiano condizioni irlandesi. Oltretutto molti dipendenti Ryanair hanno una mobilità molto elevata e che passano poco tempo in Italia, per poi andare verso altre basi europee. Le basi sono ormai 50 e Ryanair è una vera compagnia europea che ha saputo svilupparsi grazie alla sua flessibilità.
Flessibilità che ad esempio ha permesso di aprire oltre una trentina di rotte dall’aeroporto di Budapest in solo 2 settimane dal fallimento dell’operatore di bandiera Malev.
Un record di velocità per organizzare personale, aeromobili, offerte commerciali e slot aeroportuali che solo la compagnia irlandese sembra essere in grado di avere. Il prossimo anno è previsto che da e per Budapest Ryanair trasporterà 2 milioni di passeggeri.
È indubbio che Ryanair sia una spina nel fianco di molti Governi europei perché ha sempre messo in crisi l’idea di “politica dei trasporti”.
A Bergamo nessun politico aveva previsto che lo scalo di Orio al Serio diventasse il quarto per importanza in Italia nel giro di meno di 10 anni dall’entrata impetuosa delle low cost. Molto spesso i politici amano fare piani “aeroportuali” o di “trasporto” che non hanno nulla che vedere con il mercato.
Ryanair è una compagnia di mercato che cerca di sfruttare le occasioni laddove si presentano. Come nel caso dei sussidi da parte degli aeroporti regionali.
Detto che il problema non si presenterebbe se gli aeroporti non fossero in mani pubbliche, quando è controllato da azionisti pubblici bisogna distinguere se la società di gestione aeroportuale è profittevole o meno.
Se è profittevole, fare una scontistica è del tutto legittimo perché rientra nel range delle azioni commerciali: questo è il caso di Bergamo ad esempio. Se l’aeroporto pubblico produce perdite e la compagnia riceve aiuti per lo sviluppo di nuove rotte, è un aiuto di stato vero e proprio e come tale deve eliminato. L’errore è tuttavia solo politico.
Sembra quasi che l’Unione Europea funzioni a fasi alterne; quando c’è da far pagare le tasse non esiste un minimo di competizione fiscale.

FONTE: http://www.chicago-blog.it/2012/02/10/ryanair-lunione-europea-e-le-tasse-italiane/#more-11557

venerdì 10 febbraio 2012

conscere le radici di cio che è avvenuto per capire chi e cosa siamo...

La “giornata della memoria”, purtroppo, si è rivelata anche quest’anno oggetto di enormi strumentalizzazioni. Lo ho potuto sperimentare perché alcuni miei alunni sono partiti con il “treno della memoria”, promosso dall’associazione piemontese “Terra del Fuoco”, per visitare Cracovia e i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Quattrocentocinquanta ragazzi trentini, più altre migliaia da tutta Italia, per un viaggio di approfondimento storico che, se fatto in un certo modo, avrebbe anche il suo significato. Migliaia di ragazzi portati a visitare luoghi terribili, in cui l’umanità ha dato la peggior prova di sé. Ottima idea, ma il Grillo parlante chiederebbe: a spese di chi? E per quale fine? Purtroppo sono domande che occorre porsi, perché solo gli ingenui ignorano la celebre frase di Orwell: “Chi controlla il passato, controlla il presente”. Poiché persino i cani, difficilmente, scondinzolano gratis, la domanda è questa: chi mette i soldi, cerca forse anche un qualche ritorno? Il sospetto è, purtroppo, inevitabile: sul treno in partenza da Trento vi erano, oltre a rappresentanti della associazione organizzatrice, piuttosto orientata a sinistra, un politico in carica, di provenienza Cgil, un’altra politica, di provenienza Rifondazione comunista, membri dell’Anpi, solitamente piuttosto nostalgici del fulgido colore rosso… Date le premesse è lecito chiedersi: è giusto che dei politici divengano accompagnatori di giovani alla scoperta della verità storica? Sono i più competenti a farlo? Sono disinteressati? Difficile crederlo. Anche perché ciò in cui sono ancora maestri, comunisti ed ex comunisti riuniti sotto nuove sigle, è la propaganda con cui sono riusciti, sino a ieri, a spacciare l’Urss e l’est Europa come il “paradiso dei lavoratori”, mentre oggi sono capaci di parlare di dittatura cinese, birmana, bielorussa eccetera, senza mai neppure pronunciare l’aggettivo “comunista”. A che fine sono stati portati, dunque, con i soldi pubblici, migliaia di giovani in Polonia? Ho detto ai miei ragazzi: “Sarebbe stato certamente un viaggio utile, se vi avessero spiegato davvero cosa è stato il nazionalsocialismo. Cioè un miscuglio micidiale di tutte le moderne dottrine anticristiane: hegelismo, materialismo ateo, darwinismo sociale, razzismo ‘scientifico’, positivismo, riduzionismo biologico… Se vi avessero parlato dell’eugenetica e del programma eutanasico hitleriano, e avessero sottolineato quanto siamo debitori al nazismo, noi, oggi, quando selezioniamo i feti malati, alla ricerca del figlio perfetto, e quando facciamo i protettori del panda, innalzando gli animali al livello degli uomini e abbassando nel contempo gli uomini al livello degli animali. Sarebbe stato un viaggio utile, se gli accompagnatori vi avessero ricordato che poco più in là di Cracovia ci fu, accanto e insieme all’occupazione nazista, quella comunista; se vi avessero accennato ai terribili misfatti di Katyn e alla propaganda con cui per decenni i comunisti addossarono la colpa a chi non la aveva; se vi avessero raccontato come, poco più a ovest, nella Germania orientale, il terribile e satanico dominio nazista fu presto sostituito dal bolscevismo omicida, dalla tirannia di Mosca e della Stasi, sino al crollo del Muro di Berlino. Sarebbe stato utile, ancora, se vi avessero ricordato che i campi di concentramento di Hitler, sono nati sull’esempio di quelli, antecedenti, sovietici; se vi avessero detto che ancora oggi, nella Cina comunista, la bandiera rossa è sinonimo di campi di lavoro, detti Laogai, in cui muoiono di stenti milioni di persone”. “Invece – ho concluso – nessuno vi ha detto nulla, o quasi, di tutto questo”, e ho visto, guardando i loro volti, che avevo indovinato. Sì, in Italia è ancora tabù raccontare i fatti come sono andati veramente. Si scrive tanto sul nazismo, e si fanno dei gran film, spesso più per cancellare e sminuire gli orrori del comunismo che per stigmatizzare e comprendere davvero il mostro hitleriano. L’effetto è assicurato, “destra” è per la gran parte delle persone, ancora, sinonimo di nazismo e di lager, mentre “sinistra” significa libertà, bene, giustizia… Se vogliamo una memoria vera, condivisa, che serva a qualcosa, finiamola con i treni organizzati da associazioni di parte; basta politici su questi treni; basta soldi investiti non per la verità, ma per il tornaconto elettorale. Solo allora gli italiani potranno avere chiaro che nazismo e comunismo sono stati mostri gemelli, due fratelli che si sono sorretti e giustificati a vicenda. Entrambi figli della statolatria moderna e del riduzionismo materialista, entrambi portatori di un pensiero antitetico a quello biblico; entrambi fondati sull’ideologia, sul culto del partito e del leader. In qualche aspetto diversi, certamente, ma alleati persino, come dimostra il patto Ribbentrop-Molotov, nel divorare la Polonia prima, e nello scatenare l’orrore senza fine della II guerra mondiale, poi.

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