guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

giovedì 16 febbraio 2012

GRANDE!

Pakistan: due droni uccidono 21"bastardi"



Pakistan: due droni uccidono 21 persone
(ANSA) - ISLAMABAD, 16 FEB - E' di almeno 21  il bilancio dei nemici oggi neutralizzati in Pakistan da parte di due aerei senza pilota Usa. In mattinata un done aveva attaccato un obiettivo nell'area di Spalga, vicino alla città di Miranshah causando la morte di sei "ricercati". Qualche ora dopo un altro drone operato dalla Cia ha colpito un grosso veicolo nel Waziristan settentrionale uccidendo altri 15 i militanti. Si tratta di una delle giornate più cruente messe a segno dai droni americani in Pakistan.
 

Israele vuole comprare da Italia 30 jet

Velivoli da addestramento. Accordo per un valore totale da 2 mld

 

Israele vuole comprare da Italia 30 jet
 (ANSA) - ROMA, 16 FEB - Israele intende comprare dall'Italia jet per addestramento: e' quanto si rileva all'ambasciata israeliana in Italia, sottolineando che il generale Udi Shinai, direttore generale del ministero della Difesa, raccomandera' al proprio governo di autorizzare un accordo per la fornitura di circa 30 jet M346 di Alenia Aermacchi: una commessa da un miliardo di dollari. In ritorno, il governo italiano comprera' prodotti dell'industria di Difesa di Israele per un pari valore di 1 miliardo di dollari.

Ed ora il TIME?!....

Comunicazione ufficiale sul rapporto Debito Pubblico PIL

Il rapporto debito pubblico italiano-PIL - nel 2010 al 118,4% - per il 2011 si attesta ”in un range compreso tra il 119,5 e il 120%”.
Ecco i primi effetti contabili (visto che a tanti interessa la contabilità e non la sostanza) delle manovre politiche per l’austerità. Senza crescita, nessuna stabilità. Aspettiamo con ansia di vedere a che livello arriverà il rapporto debito pubblico PIL nel 2012 con queste manovre europee ed italiane che generano recessione e instabilità.

FONTE:http://www.gustavopiga.it/

MASTER Giannino: Licenziamo i nulla facenti pagati da tutti noi!!!!

In Spagna, lavoratori pubblici licenziabili! Da noi?

Ha perfettamente ragione il Foglio di oggi. Nessuno in Italia ha mostrato di accorgersi di una delle novità più clamorose della riforma del mercato del lavoro appena varata dal governo Rajoy. Non si è solo ridotta l’indennità economica per i licenziamenti economici non sottoposti al vaglio del giudice – già prima il mercato del lavoro spagnolo come flòessibiolitùà in uscita era assai meglio del nostro attuale  – abbassandola di un quarto a 33 giorni di salario l’anno e per un massimo dell’equivalente di due anni di stipendio invece dei 42 mesi precedenti.  La grande novità è che si è introdotta la possibilità di licenziamento economico dietro versamento di eguale indennizzo e senza filtro giudiziale anche per i dipendenti pubblici! O meglio, per più di un quinto dei dipendenti pubblici, 685mila su 3,1 milioni totali, quelli che hanno un contratti di lavoro equiparato al privato non essendo coperti dalla qualifica di funzionario pubblico. Il criterio è che se un’amministrazione pubblica è in deficit per più di 9 mesi, chi la guida può praticare licenziamenti. Nove mesi! Che ne direste di una misura simile da parte del governo Monti? Perché nessuna misura di energuica ridefinizione del perimetro pubblico è stata sin qui indicata dal governo dei professori? perchè sono tali e quali ai politici di destra e di sinistra? O ci vogliono e ci possono ancora stupire?
Sul dilemma di come sarà davvero la riforma del mercato del lavoro su cui fervono gli incontri, a seguire quanto ho scritto su Panorama di questa settimana.
Domanda: ma se tutti convengono che l’essenziale è sbloccare la crescita senza per questo mettere da parte subito i vecchi istituti della cassa in deroga, che hanno attenuato l’impatto devastante di più di 20 punti di produzione industriale ancora mancanti rispetto al 2008, ma allora chi glie lo fa fare a Mario Monti di esporsi a uno scontro frontale con Cgil e sindacato sull’articolo 18? Risposta. Il bello viene nelle prossime due-tre settimane, dunque chi si azzarda a fare pronostici deve mettere in conto un’alea elevata. Ma almeno due elementi sono certi.
Primo. Mario Monti ed Elsa Fornero si sono già rivelati bravissimi nell’operazione-pensioni. Per risollevare immagine e giudizio sostanziale dell’Italia sui mercati, annunciare attraverso anticipazioni di stampa provvedimenti di svolta energica rispetto ai ritardi e alle diluzioni degli anni precedenti. Per poi assumerli davvero, nei tempi annunciati cioè brevi, e coerenti a quanto detto, cioè tosti. A comportarsi così il governo ci guadagna tre volte. In primis, più forte è la sollevazione iniziale dei contrari, maggiore è l’effetto-rivoluzione che le misure assumono sui media italiani, su quelli internazionali, agli occhi di Ue, Fmi e Ocse. Poi, si cresce nella stima degli italiani, in altre parole la decisionalità diventa autoportante rispetto alla durezza della protesta. Infine, incassate questi due vantaggi, si può anche giocare d’abilità e impostare lo stesso teatrino mediatico-protesta su altri capitoli come nel caso del decreto liberalizzazioni, ma varando poi nel merito provvedimenti assai meno rivoluzionari di quanto prospettato. Molto meno. Ma con la ragionevole aspettativa, puntualmente rivelatasi fondata, che i media ormai tengono lunga e spessa l’onda a favore, e la tavola da surf del governo va sempre più in alto.
A questo punto, secondo elemento, bisogna capire se la riforma del mercato del lavoro sarà un colpo di maglio salvifico e deciso come quella sulle pensioni, oppure se alla fine s’incassa comunque l’onda positiva ma accontentandosi di una mediazione. Chessò, un articolo 18 sospeso nella reintegra giudiziale solo per i nuovi assunti in cambio di trasformare i loro contratti da precari a tempo indeterminato. Fino a qualche giorno fa, avrei detto che questa o analoghe furbate sia l’ipotesi più probabile. Poi mi sono arrivati sul tavolo report riservati di fonte europea, successivi al voto del parlamento greco e alla riforma – quella sì notevole- varata da Rajoy in Spagna, migliorativa in flessibilità del già molto avanzato sistema precedente in quel Paese. Caro Monti non puoi fare un pastrocchio, dicono quelle note riservate. Anche lunedì, nell’incontro italo-tedesco, il messaggio di Berlino è stato chiaro. Ci stupisca, allora, il governo Monti. Levi il reintegro giudiziale per i licenziamenti economici e per tutti, non solo peri neoassunti, come già ha detto Bonanni. Intervenga anche con drastici paletti sulla reintegra giudiziale in caso disciplinare. Eviti la demagogia del contratto indeterminato come modello unico. Se Monti-Fornero facessero cose simili la lotta di rito ai finti cococo- che ci sarà comunque, le partite IVA già inziano a scendere – sarà equilibrata da misure crea-lavoro. Altrimenti l’effetto netto sarà solo più gente a spasso, finché siamo in recessione. Stupiteci, e i consensi dei media diventeranno ancor più imbarazzantemente stellari. Magari con un po’ di attrito sindacale, però.

 http://www.chicago-blog.it/2012/02/15/in-spagna-lavoratori-pubblici-licenziabili-da-noi/

TRAGEDIA!

Quando sono interessati bambini è sempre un'immane disastro...

Mo: camion contro bus, 8 bambini morti

Palestinesi erano su scuolabus che si e' incendiato, 40 feriti


Mo: camion contro bus, 8 bambini morti

 (ANSA) - GESURALEMME, 16 FEB - Almeno otto bambini palestinesi sono morti quando l'autobus su cui viaggiavano e' stato violentemente colpito da un camion israeliano in Cisgiordania. Lo ha detto un portavoce della polizia israeliana.

''Ci sono tra gli otto e i dieci morti'', ha detto all'Afp il portavoce precisando che le vittime ''sono bambini''. Secondo il sito israeliano Ynet, ci sono anche almeno 40 feriti, molti dei quali ustionati, dal momento che il bus dopo l'urto ha preso fuoco.

mercoledì 15 febbraio 2012

Pronti..prontissimi...al VIA..

14.02.2012 'Raggiungere i nemici ovunque siano'. Israele pronto ad attaccare il nucleare iraniano ?
intervista di Giulio Meotti a Ephraim Sneh, cronaca di Andrea Morigi

Testata:Il Foglio - Libero
Autore: Giulio Meotti - Andrea Morigi
Titolo: «Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi»
Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 14/02/2012, in prima pagina, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "  La cura di Sneh  ". Da LIBERO, a pag. 17, l'articolo di Andrea Morigi dal titolo " Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi ".
Ecco i due pezzi:

Il FOGLIO - Giulio Meotti : " La cura di Sneh "

Giulio Meotti, Ephraim Sneh

A Entebbe il generale Ephraim Sneh era noto a tutti come “il dottore”. Il 4 luglio 1976 tra le sue braccia morì Yoni Netanyahu, fratello dell’attuale primo ministro d’Israele e a capo del celebre blitz ugandese che liberò gli ostaggi. Con Sneh nella Sayeret Matkal, le teste di cuoio israeliane, c’era la “cabala del commando”, ovvero Benjamin Netanyahu, primo ministro, Ehud Barak, ministro della Difesa, e Moshe Yaalon, il vice premier noto come “the brain”, il cervello. Erano i wonder boy dell’unità famosa per il motto “Chi osa vince”, mutuato dalle Sas inglesi. Oggi sono i falchi dello strike contro Teheran. “Eravamo i campioni del mondo, ma è stata una missione costosa perché abbiamo perso Yoni”, dice Sneh al Foglio. “Contro le centrali nucleari iraniane siamo pronti ad agire di nuovo a migliaia di chilometri da casa. Non parliamo di risposta a un attacco: a Israele spetta la prima mossa”. Newsweek rivela che la visita a Washington del capo del Mossad, Tamir Pardo, è servita a saggiare la reazione americana allo strike preventivo contro Teheran. Sabato, su Fox News, il maggiore opinion maker conservatore, Charles Krauthammer, ha scandito chiaro: “Israele farà lo strike per prevenire un secondo Olocausto”. E’ il countdown. Dice Sneh: “Si illude chi crede al cliché secondo cui il programma nucleare iraniano è un problema di cui si occuperà la comunità internazionale, Israele deve essere pronto a fermarlo da solo”. Il generale, a lungo anche viceministro della Difesa, è noto come “l’uomo che ha scoperto l’Iran”, perché fu il primo a sollevare l’allarme sull’atomica iraniana. Sneh sottopose le sue conclusioni all’allora primo ministro, Yitzhak Rabin che, il 26 gennaio 1993, annunciò alla Knesset: “L’Iran è un pericolo strategico per lo stato d’Israele”. Al Foglio, Sneh dice che “il regime iraniano è religioso e fanatico e ha esportato il terrore nel mondo. Al Jihad islamico paga un bonus per ogni israeliano ucciso e l’Iran è responsabile per il bombardamento all’ambasciata israeliana di Buenos Aires. L’Iran ha missili balistici per portare fino all’Europa le testate nucleari. Nella Shoah abbiamo già perso un terzo del popolo ebraico a causa della combinazione di fanatismo e mezzi militari. Non accadrà di nuovo, non ignoreremo chi ci dice ‘vi elimineremo dalla carta geografica’”. Un Iran nucleare darebbe il via al caos atomico. “Israele non può vivere dentro una tenaglia atomica. Se l’Iran avrà il nucleare, anche Arabia Saudita, Egitto e Turchia lo vorranno. Governi islamici con armi atomiche: è l’incubo più grande per Israele e per i suoi figli. Israele è la casa sicura degli ebrei e una grande economia che attrae eccellenza e investimenti. Sotto minaccia atomica, non è più una casa sicura. Sarà la fine d’Israele. Siamo uno stato piccolo e il cuore della nostra economia ruota attorno a Tel Aviv. L’Iran è uno stato grande e meno vulnerabile. Non c’è simmetria o deterrenza fra Iran e Israele. I fanatici religiosi non avranno la bomba”. Per Sneh lo strike è possibile. “Una campagna israeliana contro le installazioni nucleari iraniane li paralizzerebbe per un certo numero di anni. La rappresaglia sarebbe dolorosa per Israele, ma sostenibile”. Ci sono soltanto due modi per fermare l’Iran: “La prima è usare le sanzioni per convincere il regime a rinunciare al programma nucleare. Se non funziona, resta l’attacco militare. Israele non deve sentirsi nell’angolo, perché quando si parla della nostra vita non chiediamo il parere degli Stati Uniti. Significa questo ‘never again’”. E’ anche la lezione di Entebbe. “Raggiungere i nemici ovunque siano. Da allora sono passati quarant’anni, il terrorismo è diventato religioso e satanico nel metodo, ma Israele è di nuovo pronto a colpire a migliaia di chilometri di distanza da casa”.
 (quinto di una serie di articoli. I primi quattro sono usciti il 4, l’8 , il10  e l'11 febbraio e sono disponibili su informazione corretta, oltre che sul Foglio)
LIBERO - Andrea Morigi : " Alle manovre anti-Iran ci siamo anche noi"

Andrea Morigi

In una regione immaginaria, la Costa del Tesoro, un Paese governato da una teocrazia, il Garnet, invade il suo vicino settentrionale, l’Amberland, che invoca un aiuto internazionale per respingere l’at - tacco. Ufficialmente, non c’è alcun riferimento a Stati, fatti o persone realmente esistenti. Sono soltanto le manovre militari che vanno sotto la sigla in codice Bold Alligator 2012. Stanno svolgendosi in questi giorni sulla costa atlantica fra la Virginia, la Carolina del Sud e la Florida e vi partecipano circa 20mila militari americani, oltre a britannici, olandesi, francesi, spagnoli, neozelandesi e australiani. In teoria è un’esercitazione tutta americana. Dove però, indicano fonti statunitensi, si stanno distinguendo particolarmente anche i nostri marò del Battaglione San Marco e il personale di staff della forza anfibia italiana. È uno sbarco in piena regola, con un attacco aereo e 24 navi da guerra, tra cui la portaerei Eisenhower, in appoggio. L’obiettivo è di «rivitalizzare, ridefinire e rinvigorire le capacità anfibie fondamentali e rinforzare il ruolo della Marina e dei corpi dei marines come “combattenti dal mare”». Impiegati nel deserto iracheno e sulle montagne afgane, per circa un decennio i marines sono rimasti fuori dal loro elemento originario, ma il ritiro graduale dai teatri operativi del Medio Oriente ha imposto un ripensamento generale della loro missione. Mentre i corpi speciali tornano alla loro vocazione, su larga scala lo stesso processo di ristrutturazione ha investito nel frattempo anche l’Alleanza Atlantica: ora si punta il mirino sull’Asia. Per i comandi generali impegnati, non è tanto una questione politica. Semmai strategica. E soprattutto tattica. Ci si prepara a combattere insomma. Perciò le uniche indicazioni concrete riguardano la minaccia potenziale sul teatro e sulle acque antistanti: mine, missili anti-nave e battelli. Tutte caratteristiche che, secondo gli analisti militari, sembrano ricalcare molto da vicino il dispiegamento delle forze navali iraniane a difesa del proprio territorio, soprattutto nell’ipotesi di una chiusura da parte iraniana dello Stretto di Hormuz, zona strategica per il passaggio delle petroliere. Nel caso in cui l’approvvigiona - mento energetico si interrompesse per volontà di Teheran, le previsioni di un attacco statunitense si farebbero molto, ma molto concrete. Che le manovre, iniziate lunedì scorso vicino alla base dei marines di Camp Lejeune e pianificate per una durata di dieci giorni, cioè fino al 14 febbraio, fossero puntate in realtà sul Golfo Persico, non è un segreto per nessuno. Perfino l’am - miraglio John Harvey, comandante della flotta statunitense, ammette che il progetto è «certamente ispirato dalla storia recente» senza negare la possibilità di una sua applicazione allo Stretto di Hormuz, così come ad altre aree. E probabilmente anche allo stato maggiore di Teheran ultimamente sono piuttosto frastornati. Altre manovre americane si sono svolte recentemente a poca distanza, sulle isole di Socotra e di Masirah, rispettivamente territori dello Yemen e dell’Oman. Attaccare l’Iran è la tendenza del momento. Israele non è l’unico che sta preparando le proprie forze armate. Ma anche a Washington non scherzano. Un attacco dell’aviazione di Gerusalemme contro gli impianti nucleari iraniani potrebbe essere accompagnata da un’operazione di terra, per neutralizzare la centrale atomica di Bushehr e le vicine basi navali. Quando il presidente Barack Obama ribadisce che «tutte le opzioni », compreso un intervento militare, «rimangono sul tavolo» di fronte al programma di arricchimento dell’uranio iraniano, non sta parlando soltanto di sanzioni economiche. Con la perdita della supremazia economica e dopo che Wall Street non appare più come il maggior centro finanziario del mondo, l’unico primato rimasto agli Stati Uniti, in fondo, è quello militare.

martedì 14 febbraio 2012

Ne vorrei un bel tir pieno...

Assaltare punti strategici e trasformare la guerra virtuale e a post in una sacrosanta rivolta sarebbe necessario  se non sufficiente in assoluto.
La guerra non piace ai più che preferiscono morire da pecore piuttosto che far sentire il proprio disperato disenso ma è l'unica maniera per ribaltare davvero un sistema che langue nella arricchimento di caste corrotte e nel menefreghismo nei confronti di chi vuole fare davvero.
 

Kalashnikov rinasce in versione 5/a generazione

Russia: Ak-47 sostituito da Ak-12, piu' sofisticato e maneggevole

Il nuovo Kalashnikov Il nuovo Kalashnikov
Kalashnikov rinasce in versione 5/a generazione MOSCA  - Il leggendario Kalashnikov tenta di sopravvivere all'usura del tempo e alle innovazioni della tecnologia rinascendo in una nuova e più sofistica versione di quinta generazione: l'Ak-47 sarà sostituito dall'Ak-12, il cui prototipo è stato presentato nella fabbrica di Izhvesk, sugli Urali, davanti alle telecamere della tv. Per realizzarlo sono state usate dieci nuove tecnologie che ne hanno migliorato le prestazioni. Il Kalashnikov resterà un'arma semplice ("utilizzabile anche da una persona monca di un braccio", come ha sottolineato il direttore generale dell'azienda Maxim Kusiuk) ma sarà ancora più precisa, affidabile e resistente, con un calcio telescopio ritraibile, un caricatore inseribile sul lato sinistro per i mancini, un visore notturno, la possibilità di sparare un colpo singolo, tre colpi in serie o a raffica.

L'Ak-12 sarà quasi indistruttibile, resistente a urti e cadute, nonché a temperature estreme (-54 nella prova fatta vedere su tv Vesti 24). L'arma verrà collaudata quest'anno e, dopo il certificato statale, verrà messa in produzione, in particolare per l'estero. Nuova icona delle rivoluzioni nordafricane, lo scorso autunno il vecchio Ak-74 era stato mandato in pensione in Russia, dove fu inventato nel 1947 da Mikhail Kalashnikov e dato ininterrottamente in dotazione prima all'Armata rossa e poi all'esercito russo. Il ministro della difesa russa aveva spiegato che non ne avrebbe più comprato perché ne aveva già troppi nei depositi ed era un'arma ormai superata. Usato dagli eserciti di 55 paesi di tutto il mondo e da innumerevoli formazioni di guerriglieri e terroristi, il fucile mitragliatore d'assalto Kalashnikov è pero ancora l'arma più utilizzata e popolare al mondo, prodotta nelle sue varie versioni in decine di milioni di esemplari, legalmente e illegalmente (in vari Paesi come Cina, Bulgaria, Romania e

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