La guerra non è da considerare solo come una calamità e come un danno per l’uomo ma è anche da vedere come uno degli elementi fondanti dell’umanità stessa. Ciò si capisce constatando che la guerra esiste praticamente da quando esiste l’uomo e che ogni civiltà, dalle più primitive alle più avanzate, ha sempre praticato la guerra considerandola a volte sacra e a volte, come anche nelle democrazie dell’800, una licenza di uccidere per contribuire al bene dello stato. L’importanza della guerra è anche definita dal fatto che, mentre questa attività ha una definizione, ( atto di violenza collettivo a favore di uno scopo politico e legittimato dai contendenti tramite regole diverse da quelle ordinarie) il suo contrario, la pace, è definita solo come assenza di guerra. Nella storia inoltre la guerra è sempre stata ritenuta giusta e utile all’uomo e molti pensatori come Lutero(guerra preferibile a pace ingiusta), Hegel( guerra plasma lo stato), Clausewitz hanno riconosciuto l’importanza della guerra anche se già a partire dall’età moderna alcuni pensatori hanno manifestato la loro avversione contro la guerra. Questo successo della guerra nella storia è dovuto al fatto che essa è paragonabile all’antica festa orgiastica poiché sfoga l’aggressività e sovverte le regole convenzionali; per questo il bisogno di guerra è aumentato al progredire della civiltà che, come dice Freud, crea regole e contribuisce ad aumentare i desideri repressi. Al giorno d’oggi la guerra è stata bandita perché la minaccia nucleare l’ha resa troppo pericolosa per la sopravvivenza della vita sulla Terra; così la guerra è diventata un disvalore assoluto tanto che oggi, quando è necessaria, la si camuffa sotto il nome di " azione di pace " e non la si dichiara più. Prima della Bomba però, anche nelle società civilizzate, la guerra è sempre stata utile poiché oltre ad essere foriera di pace ha sempre promosso la mobilità sociale anche tramite bruschi cambiamenti dei ruoli dei singoli ( infatti le classi dinamiche sono sempre a favore della guerra mentre quelle statiche che hanno paura di perdere i privilegi sono contrarie. ).
La guerra ha anche favorito gli scambi culturali tra popoli diversi e il progresso tecnico determinando pesantemente la società ed ha anche assunto, come teorizza Maltus, il ruolo di regolatrice tra popolazione e risorse.
guerra all'italico declino
FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE
giovedì 8 dicembre 2011
Elogio della guerra -1-
"Molto mi piace la lieta stagione di primavera che fa spuntar foglie e fiori, e mi piace quando odo la festa degli uccelli che fan risuonare il loro canto pel bosco, e mi piace quando vedo su pei prati tende e padiglioni rizzati, ed ho grande allegrezza. Quando per la campagna vedo a schiera cavalieri e cavalli armati. E mi piace quando gli scorridori mettono in fuga le genti con ogni lor roba, e mi piace quando vedo dietro a loro gran numero di armati avanzar tutti insieme, e mi compiaccio nel mio cuore quando vedo assediar forti castelli e i baluardi rovinati in breccia, e vedo l'esercito sul vallo che tutto intorno è cinto di fossati con fitte palizzate di robuste palanche. Ed altresì mi piace quando vedo che il signore è il primo all'assalto a cavallo, armato, senza tema, che ai suoi infonde ardire così, con gagliardo valore; e poi ch'è ingaggiata la mischia ciascuno deve essere pronto volenteroso a seguirlo chè niuno è avuto in pregio se non ha molti colpi preso e dato. Mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore, scudi forare e fracassare vedremo al primo scontrarsi e più vassalli insieme colpire, onde erreranno sbandati i cavalli dei morti e dei feriti. E quando sarà entrato nella mischia, ogni uomo d'alto sangue non pensi che a mozzare teste e braccia: meglio morto che vivo e sconfitto! Io vi dico che non mi da tanto gusto mangiare, bere o dormire, come quand'odo gridare "All'assalto" da ambo le parti e annitrire cavalli sciolti per l'ombra e odo gridare "Aiuta! Aiuta!" e vedo cadere pei fossati umili e grandi fra l'erbe, e vedo i morti che attraverso il petto han troncon di lancia coi pennoncelli. Baroni date a pegno castelli borgate e città, piuttosto che cessare di guerreggiarvi l'un l'altro. Papiol, volenteroso, al signore Si-e-Nò vattene presto e digli che troppo sta in pace.
Bertran de Born (traduzione dalla lingua d'oc di A. Roncaglia).
[Note: brandi = spade; Papiol = dovrebbe essere il nome di un giullare o di un paggio; Signor Sì-e-No = molto probabilmente si riferisce a Riccardo Cuor di Leone, che l'autore evidentemente riteneva troppo propenso a temporeggiare e scarsamente votato all'attività guerriera]
Guerra. Guerra e amore. Questa la vita, questa la gioventù. Per cos'altro può valer la pena vivere? Lo affermava anche Nietzsehe: "L'uomo deve essere addestrato alla guerra. La donna al riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità". E pochi hanno saputo cantare la guerra e il fascino che da sempre essa esercita sugli uomini con la maestria e la sincerità di Bertran de Born.
Costui era un potente feudatario, signore del castello di Hautefort nel Périgord, in Occitania. Visse la sua vita (1140-1215) "sempre in guerra con tutti i sui vicini", come ci ricorda un suo antico biografo. Prima guerreggiò contro il fratello, poi partecipò alle lotte intestine della famiglia reale inglese, inizialmente aizzando Enrico dal corto mantello (detto il Re Giovane) contro il padre e il fratello Riccardo Cuor di Leone, e più tardi, dopo la morte di Enrico, passando dalla parte di Ricccardo. La sua attività poetica ebbe luogo fra il 1181 e il 1194, prima che, ormai in vecchiaia, si ritirasse in convento, come monaco cistercense.
"Molto mi piace la lieta stagione di primavera che fa spuntar foglie e fiori, e mi piace quando odo la festa degli uccelli che fan risuonare il loro canto pel bosco, e mi piace quando vedo su pei prati tende e padiglioni rizzati, ed ho grande allegrezza. Quando per la campagna vedo a schiera cavalieri e cavalli armati. E mi piace quando gli scorridori mettono in fuga le genti con ogni lor roba, e mi piace quando vedo dietro a loro gran numero di armati avanzar tutti insieme, e mi compiaccio nel mio cuore quando vedo assediar forti castelli e i baluardi rovinati in breccia, e vedo l'esercito sul vallo che tutto intorno è cinto di fossati con fitte palizzate di robuste palanche. Ed altresì mi piace quando vedo che il signore è il primo all'assalto a cavallo, armato, senza tema, che ai suoi infonde ardire così, con gagliardo valore; e poi ch'è ingaggiata la mischia ciascuno deve essere pronto volenteroso a seguirlo chè niuno è avuto in pregio se non ha molti colpi preso e dato. Mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore, scudi forare e fracassare vedremo al primo scontrarsi e più vassalli insieme colpire, onde erreranno sbandati i cavalli dei morti e dei feriti. E quando sarà entrato nella mischia, ogni uomo d'alto sangue non pensi che a mozzare teste e braccia: meglio morto che vivo e sconfitto! Io vi dico che non mi da tanto gusto mangiare, bere o dormire, come quand'odo gridare "All'assalto" da ambo le parti e annitrire cavalli sciolti per l'ombra e odo gridare "Aiuta! Aiuta!" e vedo cadere pei fossati umili e grandi fra l'erbe, e vedo i morti che attraverso il petto han troncon di lancia coi pennoncelli. Baroni date a pegno castelli borgate e città, piuttosto che cessare di guerreggiarvi l'un l'altro. Papiol, volenteroso, al signore Si-e-Nò vattene presto e digli che troppo sta in pace.
Bertran de Born (traduzione dalla lingua d'oc di A. Roncaglia).
[Note: brandi = spade; Papiol = dovrebbe essere il nome di un giullare o di un paggio; Signor Sì-e-No = molto probabilmente si riferisce a Riccardo Cuor di Leone, che l'autore evidentemente riteneva troppo propenso a temporeggiare e scarsamente votato all'attività guerriera]
Guerra. Guerra e amore. Questa la vita, questa la gioventù. Per cos'altro può valer la pena vivere? Lo affermava anche Nietzsehe: "L'uomo deve essere addestrato alla guerra. La donna al riposo del guerriero. Tutto il resto è stupidità". E pochi hanno saputo cantare la guerra e il fascino che da sempre essa esercita sugli uomini con la maestria e la sincerità di Bertran de Born.
Costui era un potente feudatario, signore del castello di Hautefort nel Périgord, in Occitania. Visse la sua vita (1140-1215) "sempre in guerra con tutti i sui vicini", come ci ricorda un suo antico biografo. Prima guerreggiò contro il fratello, poi partecipò alle lotte intestine della famiglia reale inglese, inizialmente aizzando Enrico dal corto mantello (detto il Re Giovane) contro il padre e il fratello Riccardo Cuor di Leone, e più tardi, dopo la morte di Enrico, passando dalla parte di Ricccardo. La sua attività poetica ebbe luogo fra il 1181 e il 1194, prima che, ormai in vecchiaia, si ritirasse in convento, come monaco cistercense.
mercoledì 7 dicembre 2011
W MASTER Oscar IL LIBERISTA!
Uno dei più rilevanti effetti del governo d’emergenza è quello che mi ha provocato un mezzo orgasmo, stamane martedì 6 febbraio. Leggere in prima pagina i due editoriali di punta sulla manovra affidati ad Alberto Bisin e Alessandro de Nicola, due cari amici liberali, liberalissimi e anzi “mercatisti” – direbbe qualcuno arricciando il naso. Il primo in cattedra alla New York University, il secondo alla Bocconi e presidente della Adam Smith Society. Il primo a calar giù fendenti contro la via di inasprire le tasse, quando la pressione fiscale è già così alta e iniqua nella sua raccolta, mentre invece tonnellate di letteratura e verifiche e empiriche ci testimoniano che dalle crisi si esce meglio tagliando la spesa e abbassando le tasse. Il secondo a incalzare Monti sulle liberalizzazioni, che devono essere molto più energiche e in tempi stretti di quelle finora solo annunciate, tranne che per i farmaci di fascia C. Ecco, le critiche di Bisin e De Nicola sono le mie critiche, perché le convinzioni da cui partiamo sono le stesse. Se Repubblica ha deciso di sposare la linea liberale e di mercato, me ne compiaccio e il prode Alessandro Penati, castigatore intemerato di malcostume economico pubblico e privato in nome del mercato, sarà d’ora in poi finalmente meno solo. E’ da orgasmo vero, leggere sul giornale dell’Ingegner De Benedetti che bisogna farla finita una volta per tutte con “le favole della lotta all’evasione e della razionalizzazione e della riforma del settore pubblico, che ci vengono raccontate ormai da decenni, con i risultati che abbiamo tutti sotto gli occhi”. Al contempo, a mio modestissimo giudizio sono parole che danno la linea dei liberali veri, sul governo Monti. Ma anche su che cosa dovrebbe dire – dopo non averlo fatto – una grande forza liberale che aspirasse a tirar fuori il Paese dall’incomoda posizione in cui è invece finito, di potenziale detonatore della fine dell’euro dopo che la Grecia ne ha fatto miccia per due anni. Quando vedo che intellettuali e giornali vicini al centrodestra rilanciano tesi antieuro e antimercato, sbeffeggiano Monti e Passera come burattini e burattinai di oscure cupole tecnocratiche che ordirebbero crisi dei mercati e guadagni dalle crisi, allora mi prende lo sconforto. Perché quella che stiamo vivendo dall’estate 2007 è crisi epocale del mondo avanzato illusosi della sostenibilità dell’eccesso di consumo privato come pubblico finanziato a debito. E in una crisi come questa liberali e mercatisti dovrebbero sguazzare rivendicandone soluzioni e rimedi. Non scimmiottare socialisti e statalisti in nome della tutela dell’eccezionalità italiana, delle pensioni di anzianità, e di consimili amenità.
Veniamo dunque alla manovra Monti. Se dobbiamo esaminarla dal punto di vista che dovrebbe essere proprio dei liberali, allora i sue difetti essenziali e macroscopici sono due. Due difetti che ne attestano il continuismo rispetto a cattive pratiche precedenti, non la pretesa discontinuità e tanto meno la rottura.
Il primo difetto macroscopico è che manca una proposta per l’abbattimento in tempi rapidi di una quota considerevole del debito pubblico. Si sceglie di battere con ancora più convinzione la via degli avanzi primari, con un’ulteriore cospicuissima spremitura fiscale. Senonché a questo livello di pressione fiscale – dal 44,4% con crescita prevista all’1% l’anno prossimo, rischiamo di arrivare al 46% con crescita a meno uno nel 2012 – gli avanzi primari comunque non bastano ad abbattere il debito, perché il Pil cioè il denominatore dimagra e rimpicciolisce. Secondo, poiché l’economia reale è già in recessione, questa non potrà che aggravarsi. Al contrario, dal governo d’emergenza era e resta giusto attendersi una drastica misura che non ha effetti recessivi, e che contribuisce ad abbassare il rischio-Italia che comunque resterà alto, anche dopo il miglior successo auspicabile dell’eurovertice salvaeuro del 9 dicembre. Per abbattere presto di 20-30 punti di Pil il debito pubblico le vie sono due. La sinistra sogna, vuole, e predica la superpatrimoniale ammazza-Italia. Non sono di questa idea, ovviamente. I liberali non possono che volere invece una maxidismissione del mattone di Stato, stimato nell’attivo patrimoniale del Tesoro in almeno 500 miliardi di valore. Si prendano immobili per 300 miliardi e più facendone dotazione patrimoniale di un fondo immobiliare chiuso, realizzato come veicolo di mercato e gestito dopo regolare gara da soggetti di mercat6o, vincolandone le cessioni sin da subito a integrale abbattimento del debito, e offrendo liberamente a tutti coloro che volessero la possibilità di scambiare titoli del debito pubblico con obbligazioni del fondo stesso, garantite dal patrimonio. Si può e si deve fare, perché il mattone di Stato è garanzia di rientro del debito che ha fatto lo Stato, non l’ho fatto io e non lo avete fatto voi che mi leggete, come invece raccontano i fautori della superpatrimoniale.
FONTE:http://www.chicago-blog.it/2011/12/06/manovra-monti-i-liberali-a-rep-e-quel-che-bisogna-costruire/#more-10826
Veniamo dunque alla manovra Monti. Se dobbiamo esaminarla dal punto di vista che dovrebbe essere proprio dei liberali, allora i sue difetti essenziali e macroscopici sono due. Due difetti che ne attestano il continuismo rispetto a cattive pratiche precedenti, non la pretesa discontinuità e tanto meno la rottura.
Il primo difetto macroscopico è che manca una proposta per l’abbattimento in tempi rapidi di una quota considerevole del debito pubblico. Si sceglie di battere con ancora più convinzione la via degli avanzi primari, con un’ulteriore cospicuissima spremitura fiscale. Senonché a questo livello di pressione fiscale – dal 44,4% con crescita prevista all’1% l’anno prossimo, rischiamo di arrivare al 46% con crescita a meno uno nel 2012 – gli avanzi primari comunque non bastano ad abbattere il debito, perché il Pil cioè il denominatore dimagra e rimpicciolisce. Secondo, poiché l’economia reale è già in recessione, questa non potrà che aggravarsi. Al contrario, dal governo d’emergenza era e resta giusto attendersi una drastica misura che non ha effetti recessivi, e che contribuisce ad abbassare il rischio-Italia che comunque resterà alto, anche dopo il miglior successo auspicabile dell’eurovertice salvaeuro del 9 dicembre. Per abbattere presto di 20-30 punti di Pil il debito pubblico le vie sono due. La sinistra sogna, vuole, e predica la superpatrimoniale ammazza-Italia. Non sono di questa idea, ovviamente. I liberali non possono che volere invece una maxidismissione del mattone di Stato, stimato nell’attivo patrimoniale del Tesoro in almeno 500 miliardi di valore. Si prendano immobili per 300 miliardi e più facendone dotazione patrimoniale di un fondo immobiliare chiuso, realizzato come veicolo di mercato e gestito dopo regolare gara da soggetti di mercat6o, vincolandone le cessioni sin da subito a integrale abbattimento del debito, e offrendo liberamente a tutti coloro che volessero la possibilità di scambiare titoli del debito pubblico con obbligazioni del fondo stesso, garantite dal patrimonio. Si può e si deve fare, perché il mattone di Stato è garanzia di rientro del debito che ha fatto lo Stato, non l’ho fatto io e non lo avete fatto voi che mi leggete, come invece raccontano i fautori della superpatrimoniale.
Il secondo difetto macroscopico della manovra Monti riguarda la crescita. Le deduzioni dall’Ires della componente lavoro dell’Irap finanziata finalmente per miliardi in un triennio è buona cosa, ma avrà un effetto sulla crescita assai limitato, servirà più che altro a diminuire il tax rate delle imprese alle imprese non in perdita e che devono affrontare un ulteriore fortissima stretta. L’incentivo a breve più efficace per accrescere il Pil potenziale è lo sgravio di imposte e contributi su lavoro e impresa. E per fare questo occorre un energica riforma dell’intero sistema fiscale, tassando meno i redditi, tagliando molta più spesa di quanto si faccia, ed equilibrando il saldo tributario da garantire su altri cespiti, con l’imposizione indiretta a fronte di molte meno tasse sul reddito, o persino con la minipatrimoniale ordinaria che le imprese avevano – tutte insieme – proposto a settembre al governo Berlusconi. Alla quale resto contrario, perché bisogna tagftliare sussidi alle imprese stesse, ce n’è a iosa, a pioggia e buoni solo per furbi e nicchie protette.
Ecco le due supermagagne della manovra Monti. Quelle su cui dovrebbero puntare i liberali. Sostenendo la riforma previdenziale – io sulla mancata perequazione delle pensioni alzerei però la soglia almeno a 2 mila euro – e riflettendo sulla sberla che per milioni di italiani verrà dall’Ici che torna maxirivalutata, dalle accise e dalla patrimoniale dell’un per mille sui conti bancari e strumenti finanziari. Più il Pdl vola alto e incalza su nuove misure sistemiche abbattidebito e alzacrescita, più da una parte recita il meacupla e dall’altra prepara il suo futuro. Altrimenti, lo faranno altri. E a questo pensa infatti, scaltramente, l’Ingegner De Benedetti.FONTE:http://www.chicago-blog.it/2011/12/06/manovra-monti-i-liberali-a-rep-e-quel-che-bisogna-costruire/#more-10826
martedì 6 dicembre 2011
Fucilate Luigi TUCCIO!
Mentre la nostra ragione si sente spinta alla chiarezza e alla precisione, lo spirito è spesso attratto dal vago.
Karl Von Clausewitz
Magdi C. Allam : " L'Occidente impari dall'Egitto: con l'islam non c'è democrazia "

Magdi C. Allam
Ora basta! Dopo la Tunisia, la Libia e il Marocco, gli integralisti e gli estremisti islamici sono al potere anche in Egitto. Lancio una supplica ai giornalisti: non chiamatela più «Primavera araba! Prendete atto che non si è trattato di una rivolta popolare perla libertà e la democrazia, che non è affatto nata dallo slancio spontaneo delle masse e che sarebbe stata successivamente tradita dalla ferocia dell'esercito edalla spregiudicatezza degli islamici. E una supplica ai politologi: non perdete altro tempo a fare paragoni con il nostro Risorgimento o il crollo del Muro di Berlino, rassegnatevi al fatto che la nostra Democrazia Cristiana non ha nulla a che fare coni movimenti islamici che fondandosi sui dogmi non interpretabili, assoluti, universali ed eterni del Corano e sul pensiero non criticabile di Maometto sono inequivocabilmente incompatibili conia democrazia sostanziale e con i diritti fondamentali della persona. E una supplica al Vaticano e alle altre Chiese cristiane: se credete nella verità unica di Gesù smettetela di legittimare l'islam come religione di pari valore e dignità dell'ebraismo e del cristianesimo, mettete al bando la litania delle tre grandi religioni monoteiste, rivelate e abramitiche che pregherebbero lo stesso Dio e amerebbero in ugual modo il prossimo. E una supplica ai politici al governo dell' Occidente: affrancatevi dalla logica del male minore, non scommettete sui Fratelli Musulmani che sono i terroristi islamici taglia-lingua per liberarvi di Al Qaeda che sono i terroristi islamici taglia-lingua; non date in pasto alla Turchia di Erdogan e a un nuovo califfato ottomano le sorti dei popoli sulle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo, sostenendo che Erdogan che nel 1998 fu arrestato e in-carceratoperincitamentoall'odioreligio-so dopo aver letto in pubblico una poesia che recita «i minareti sono le nostre baionette, le cupole sono i nostri elmetti, le moschee sono le nostre caserme», sarebbe laico, democratico e amico dell'Occidente. Ora basta! Evidentemente la storia non ci ha insegnato nulla, ci siamo rapidamente dimenticati che anche Hitler, Mussolini, Khomeini e i despoti della nostra era contemporanea sono arrivati al potere attraverso il rito delle elezioni, imponendo subito dopo la loro dittatura. Non abbiamo compreso chele elezioni non sostanziano e non esauriscono la democrazia ma sono soltanto uno strumento della democrazia che si prestano ad essere strumentalizzate dai nemici della democrazia per legittimare la dittatura. Ora basta! Rendiamoci conto che ovunque attorno a noi gli integralisti egli estremisti islamici islamici stanno conquistando il potere: Siria e Yemen stanno per capitolare, la Giordania è a rischio, il Libano è nella morsa del Hezbollah, i Territori palestinesi vivono sotto la scacco di Hamas, l'Arabia Saudita è una teocrazia islamica, l'Iraq è in balia di Al Qaeda, l'Afghanistan assiste al ritorno del potere dei Taliban, il Pakistan nucleare è preda dei fanatici di Allah e l'Iran nazi-islamico è a un passo dal possesso dell'atomica. Ma soprattutto rendiamoci conto che nel nostro mondo globalizzato quest'islam integralista ed estremista è già dentro casa nostra. Ora basta! Se proprio a causa della nostra sottomissione al dio denaro e all'ideologia del relativismo non riusciamo a percepire cosa significhi ridursi a schiavi degliadoratorideldioislamicoAllah, consideriamo attentamente le conseguenze deleterie che stanno subendo la popolazione cristiana autoctona, Israele e le donne musulmane. La subordinazione della donna come essere inferiore all'uomo è prescritta dal Corano, al pari della discriminazione degli ebrei e dei cristiani di cui si legittima l'uccisione unitamente agli apostati e agli infedeli. Ecco perché I'islamessendodogmaticamentemaschilista, misogino, intollerante e violento, viola i valori non negoziabili della sacralità della vita di tutti, della pari dignità delle persone e della libertà di scelta, risultando incompatibile con la democrazia. Ed ecco perché i musulmani che credono nei valori non negoziabili e anelano alla democrazia si trovano costretti ad affrancarsi dalla prescrizione del Corano e dall'esempio di Maometto. Ora basta, basta, basta!
FONTE:Il GIORNALE -
Magdi C. Allam
Ora basta! Dopo la Tunisia, la Libia e il Marocco, gli integralisti e gli estremisti islamici sono al potere anche in Egitto. Lancio una supplica ai giornalisti: non chiamatela più «Primavera araba! Prendete atto che non si è trattato di una rivolta popolare perla libertà e la democrazia, che non è affatto nata dallo slancio spontaneo delle masse e che sarebbe stata successivamente tradita dalla ferocia dell'esercito edalla spregiudicatezza degli islamici. E una supplica ai politologi: non perdete altro tempo a fare paragoni con il nostro Risorgimento o il crollo del Muro di Berlino, rassegnatevi al fatto che la nostra Democrazia Cristiana non ha nulla a che fare coni movimenti islamici che fondandosi sui dogmi non interpretabili, assoluti, universali ed eterni del Corano e sul pensiero non criticabile di Maometto sono inequivocabilmente incompatibili conia democrazia sostanziale e con i diritti fondamentali della persona. E una supplica al Vaticano e alle altre Chiese cristiane: se credete nella verità unica di Gesù smettetela di legittimare l'islam come religione di pari valore e dignità dell'ebraismo e del cristianesimo, mettete al bando la litania delle tre grandi religioni monoteiste, rivelate e abramitiche che pregherebbero lo stesso Dio e amerebbero in ugual modo il prossimo. E una supplica ai politici al governo dell' Occidente: affrancatevi dalla logica del male minore, non scommettete sui Fratelli Musulmani che sono i terroristi islamici taglia-lingua per liberarvi di Al Qaeda che sono i terroristi islamici taglia-lingua; non date in pasto alla Turchia di Erdogan e a un nuovo califfato ottomano le sorti dei popoli sulle sponde meridionale e orientale del Mediterraneo, sostenendo che Erdogan che nel 1998 fu arrestato e in-carceratoperincitamentoall'odioreligio-so dopo aver letto in pubblico una poesia che recita «i minareti sono le nostre baionette, le cupole sono i nostri elmetti, le moschee sono le nostre caserme», sarebbe laico, democratico e amico dell'Occidente. Ora basta! Evidentemente la storia non ci ha insegnato nulla, ci siamo rapidamente dimenticati che anche Hitler, Mussolini, Khomeini e i despoti della nostra era contemporanea sono arrivati al potere attraverso il rito delle elezioni, imponendo subito dopo la loro dittatura. Non abbiamo compreso chele elezioni non sostanziano e non esauriscono la democrazia ma sono soltanto uno strumento della democrazia che si prestano ad essere strumentalizzate dai nemici della democrazia per legittimare la dittatura. Ora basta! Rendiamoci conto che ovunque attorno a noi gli integralisti egli estremisti islamici islamici stanno conquistando il potere: Siria e Yemen stanno per capitolare, la Giordania è a rischio, il Libano è nella morsa del Hezbollah, i Territori palestinesi vivono sotto la scacco di Hamas, l'Arabia Saudita è una teocrazia islamica, l'Iraq è in balia di Al Qaeda, l'Afghanistan assiste al ritorno del potere dei Taliban, il Pakistan nucleare è preda dei fanatici di Allah e l'Iran nazi-islamico è a un passo dal possesso dell'atomica. Ma soprattutto rendiamoci conto che nel nostro mondo globalizzato quest'islam integralista ed estremista è già dentro casa nostra. Ora basta! Se proprio a causa della nostra sottomissione al dio denaro e all'ideologia del relativismo non riusciamo a percepire cosa significhi ridursi a schiavi degliadoratorideldioislamicoAllah, consideriamo attentamente le conseguenze deleterie che stanno subendo la popolazione cristiana autoctona, Israele e le donne musulmane. La subordinazione della donna come essere inferiore all'uomo è prescritta dal Corano, al pari della discriminazione degli ebrei e dei cristiani di cui si legittima l'uccisione unitamente agli apostati e agli infedeli. Ecco perché I'islamessendodogmaticamentemaschilista, misogino, intollerante e violento, viola i valori non negoziabili della sacralità della vita di tutti, della pari dignità delle persone e della libertà di scelta, risultando incompatibile con la democrazia. Ed ecco perché i musulmani che credono nei valori non negoziabili e anelano alla democrazia si trovano costretti ad affrancarsi dalla prescrizione del Corano e dall'esempio di Maometto. Ora basta, basta, basta!
FONTE:Il GIORNALE -
lunedì 5 dicembre 2011
MASTER OSCAR sulla manovra MONTI o "SALVA ITALIA"(?!)
Manovra Monti: non mi piace quel che non c’è, e molto di quel che c’è è raffica statalista, rapina di libertà e crescita
La manovra varata dal governo Monti trova la sua giustificazione nella formidabile pressione alla quale è sottoposta l’Italia. Una pressione che il premier ha fatto bene a sottolineare ancora una volta, evocando la necessità he l’Italia non sia mai più il detonatore del possibile inabissamento dell’euro: la politica queste parole dolorose continua a non volerle sentire, perché coincidono con l’ammissione del proprio fallimento, scaricando su altri le proprie responsabilità. Non è passato giorno dacché il professor Monti ha ricevuto l’incarico, che Angela Merkel da Berlino non abbia ripetuto, esplicitamente e ancor più chiaramente in via riservata, che solo se l’Italia assumeva decisioni durissime rispetto alle misure troppo a lungo rinviate e troppo insufficienti nel merito prese a luglio e agosto, solo in quel caso Berlino il prossimo 9 dicembre dirà sì a ciò che serve per difendere l’euro: procedure di bilancio blindate ex ante, e ampio margine agli interventi illimitati della Bce a sostegno dell’euroarea. Questo spiega perché la manovra contiene misure che al lordo pesano per 30 miliardi, due punti di Pil. E ha fatto ancora bene Monti a far capire chiaramente ieri che non è affatto detto che basti. Probabilmente, infatti, non basterà. Ma la botta dura con la nuova manovra c’è. C’è eccome. E questo è un bene. Come che scontenti un po’ tutti, così che nessuno possa cantar vittoria sugli altri. Venendo al merito, però, è piena di cose che non piacciono al mio palato.Una raffica statalista rapinatrice di libertà e crescita.
Cominciamo dalla crescita. Nella manovra c’è un blocco di misure importanti, dal rilancio delle liberalizzazioni – per i farmaci C non è male – alla volontà seria di sbloccare gli investimenti in infrastrutture per 40 miliardi, agevolando il capitale privato che oggi resta lontano da opere e cantieri i cui progetti sono impugnabili a ripetizione. Sul ritorno della Dit, sono contrario perché in passato è stata più un’agevolazione ai grandi gruppi – che se la sono vista poi sottrarre – che un incentivo ai piccoli, che pagano 30 punti di tax rate in più sul reddito lordo. E’ un bene invece il rifinanziamento del fondi di garanzia per le Pmi. Comprensibile la garanzia data ai bonds bancari, e che la Cdp diventi prestatrice di ultima istanza per le fondazioni, perché tra poco qualche banca italian potrebbe saltare eccome. Tuttavia manca ASSOLUTAMENTE quel cambio di passo drastico a favore della crescita, che sarebbe potuto avvenire rimodulando da subito energicamente il prelievo oggi troppo asfissiante per lavoro e impresa, puntando invece a più imposte indirette o anche alla patrimoniale ordinaria che aveva richiesto l’intero fronte delle imprese italiane. Su questo, il governo non ha osato. Ma così la crescita resterà troppo asfittica. A maggior ragione per gli aggravi fiscali contenuti nella manovra. Una diminuzione dell’Irap alle imprese per la componente lavoro tradotta in deducibilità per chi non ha Ires negativa non appare come una vera priorità.
Seconda delusione per me assoluta:l’abbattimento del debito pubblico. Non c’è. Non siamo mai stati tra coloro che a questo scopo indicano una superpatrimoniale, che si tradurrebbe in fuga di capitali ed effetti iper recessivi. Ma non si compie invece la scelta di drastiche cessioni del patrimonio immobiliare pubblico, affidandone valori per almeno 20 punti di Pil a un fondo immobiliare chiuso, volto a cessioni vincolate all’abbattimento del debito. E’ una questione molto seria, perché di soli avanzi primari fatti da strette fiscali depressive il debito non scenderà abbastanza, e resteremo esposti alla speculazione. Se neanche i governi d’emergenza di professori e banchieri fanno dimagrire lo Stato, chi ci deve pensare? Noi, impugnando libri inascoltati e fucili scarichi?
Veniamo ai punti positivi.
Primo, i costi della poltica. E’ positivo il cambio di passo su questa materia, il no alle doppie retribuzioni del personale di governo, lo sfoltimento radicale dei membri delle Autorità indipendenti, la riconduzione all’Inps di Inpdap ed Enpals, la misura assunta nei confronti delle Province. Quest’ultima risponde a una generale propensione maturata tra gli italiani, e smentita dai passi del gambero degli ultimi mesi. Se le Province ricorreranno alla Corte costituzionale si renderanno ancora più impopolari, mentre il trasferimento a unioni di Comuni e Regioni delle loro funzioni è ormai necessario. Al contempo, i tagli dei costi alla politica sono troppo pochi. I professori devono affondare il coltello. Il mancato stipendio di Monti ministro è polvere negli occhi: ha due laute pensioni e un vitalizio.
Secondo, la previdenza. Il governo Berlusconi non potè intervenire per via del veto della Lega a favore dei trattamenti di anzianità. E’ positiva oggi invece la sparizione delle anzianità, con il contributivo per tutti che a distanza di troppi anni diminuisce il privilegio degli “esentati” dalla riforma Dini, e che è una misura di equità intergenerazionale. Come lo è anche la fortissima accelerazione della parità di vecchiaia per le donne tra settore pubblico e privato, mentre l’aumento di fatto dei requisiti anagrafici di vecchiaia per gli uomini risponde alle aumentate attese di vita prima del meccanismo automatico varato dal precedente governo. Non mi persuade invece la sospensione dell’indicizzazione per le pensioni tranne le minime – resta al 100% – e quelle entro il doppio delle minime – al 50% – perché in un’economia che entra in recessione, anche se l’ha chiesto l’Europa, resta una carognata, se mi si passa il termine un po’ forte. Io avrei esentato solo i trattamenti da 2000 euro in su, accelerando ulteriormente l’innalzamento dei requisiti pensionabili. Capisco che dunque Elsa Fornero abbia versato lacrime. Tra parentesi, ricorrere a una sovratassazione dei capitali scudati per finanziare l’indicizzazione residua è una furbata politica – sono misure chieste dalla sinistra – ma non cancella il vulnus.
Terzo, il ritorno dell’Ici. Visto che qui di tagli incisivi alla spesa non se ne parla se non per sopressione di enti inutuili – vedremo la lista completa, ancora manca dal provvedimento, e vedremo soprattutto chi sopravviverà grazie alla difesa più che prevedibile in Parlamento, come sempre – è positivo anche se a molti non piacerà che l’Imu entri in vigore subito con un’aliquota dello 0,4 % per la prima casa e dello 0,7% per la seconda con facoltà dei Comuni di abbassare o alzare l’aliquota entro una forbice contenuta, e con una rivalutazione delle rendite catastali contenuta nel 5% come precedentemente stabilito per la prima casa, ma un aumento da 100 a 160 del coefficiente per calcolare l’imponibile UIci. Anche se è una misura che genererà forte scontento sociale, l’abrogazione dell’Ici sulla prima casa in questa legislatura è risultato sia un lusso che non potevamo più permetterci, sia una ferita aperta per i Comuni che restavano scoperti di risorse proprie per troppi anni, col federalismo. Certo, la botta sulla casa frutta 11 miliardi, gli italiani spero vengano disincentivati all’eccesso di mattone che si mettono in pancia, ma la botta è clamorosa.
Quarto, no a più Iperf. E’ positivo che il governo non abbia aumentato le aliquote sul reddito personale, visto che si sarebbe risolto nel far pagare di più chi già strapaga, mentre è bene assumere sovrattasse su beni di iperlusso che, effettivamente, non riguardano il ceto medio. E’ un bene anche che i limiti alla tracciabilità non siano scesi sotto i mille euro. Scendere sotto, è solo compiacere una facile demagogia. Resta sospeso invece il giudizio sull’aumento di due punti dell’aliquota generale IVA dal 21 al 23% entro il 2012, annunciato a copertura dei 4 miliardi appostati dal governo precedente in caso di mancato esercizio della delega in materia di riduzioni delle deduzioni e detrazioni fiscali del nostro ordinamento. In questo modo, infatti, si procede con più IVA meramente a copertura dei saldi. Mentre, al contrario, alzare l’Iva può servire energicamente se lo si fa in una strategia concertata di sostegno alle aziende che esportano, ma a quel punto rimodulando energicamente al ribasso il prelievo sui reddito delle persone fisiche e giuridiche. Resto invece deluso e scandalizzato, alla nuova batteria di aggravi su bolli e conti bancari – l’estensione della minipatrimoniale-titlio di Tremonti - accise e addizionali per le autonomie. Una raffica statalista e rapinatrice di libertà e crescita.
In intesi: il decreto è una botta forte, per esser nato in 18 giorni. E’ abbastanza perché i tedeschi non abbiano alibi. Ma su crescita e debito ancora non ci siamo. Mentre la protesta sociale sarà forte. Facile prevedere che la politica non ingoierà la pillola molto facilmente. Se poi il 9 dicembre l’eurovertice dovesse andar male, Dio ci salvi tutti perché entriamo in un mare ignoto.
FONTE:http://www.chicago-blog.it/2011/12/05/manovra-non-mi-piace-quel-che-non-ce-e-molto-di-quel-che-ce-e-raffica-statalista-rapina-di-liberta-e-crescita/#more-10766
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