guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

mercoledì 28 dicembre 2011


Riportiamo da LIBERO di oggi, 28/12/2011, a pag. 16, l'articolo di Andrea Morigi dal titolo " Europa anticristiana. Non fermerà mai i genocidi islamici".

Andrea Morigi

Un genocidio in meno, un massacro in più. Tra l’ostinato negazionismo turco sullo sterminio degli armeni e gli attentati di Natale compiuti in nigeria dai Boko Haram contro i cristiani c’è una relazione stretta. È molto più che un ricatto, da parte di Ankara, la minaccia di imporre sanzioni economiche alla Francia, colpevole di aver approvato la settimana scorsa, in prima lettura, una legge che introduce il reato di negazione del genocidio armeno. Di questi tempi in Europa si valutano principalmente le conseguenze sul Pil di un eventuale calo dell’in - terscambio commerciale con gli altri Paesi islamici, messo a rischio da un boicottaggio turco. Non si calcola invece la portata ideologica della reazione turca.
Gli Stati islamici sono impegnati in un’ultradecennale battaglia alle Nazioni Unite per introdurre una risoluzione di condanna della diffamazione della religione, così da giustificare il reato di blasfemia che in Pakistan prevede la pena di morte. Anche per chi ha scelto la strada della guerra santa, un riconoscimento dell’Onu sarebbe quasi una benedizione sull’uc - cisione degli infedeli accusati di offese verso il Corano o Maometto. Per ora, i jihadisti si devono accontentare di un gioco di sponda. Se in Nigeria si bombardano le chiese, in Turchia gli omicidi avvengono col contagocce ma a Istanbul è stata trasformata in moschea l’antica basilica cristiana di AghiaSophia. E,comunque, si difendono lamemoriae l’onore degli ottomani responsabili, un secolo fa, della morte di centinaia di migliaia di armeni.
E, così facendo, si fornisce giustificazione a chi oggi va a caccia di cristiani. In Israele, dove purtroppo di martirio e persecuzione se ne intendono, si è aperto nei giorni scorsi un dibattito, sfociato in una proposta di legge per istituire, il 24 aprile, una giornata della memoria, data in cui iniziarono le esecuzioni di massa del popolo armeno nel 1915.
La grande assente dal dibattito rischia di essere l’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. In realtà finora, grazie anche all’impegno dell’italiano Massimo Introvigne come rappresentante per la lotta al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza e discriminazione contro i cristiani e i seguaci di altre religioni, l’organismo internazionale si era distinto per un’intensa attività, culminata nel vertice di Roma sui crimini di odio contro i cristiani del 12 settembre 2011.
Quel lavoro rischia ora di finire nel dimenticatoio per le diverse priorità della presidenza di turno irlandese, che ha appena nominato l’ex giudice della Corte Suprema di Dublino, Catherine McGuinness, come nuova rappresentante per il 2012. Il magistrato, il cui campo specifico sono i diritti delle donne, è anche la principale autrice della legge che impone la denuncia obbligatoria di qualunque sospetto di abusi su minori anche ai vescovi. Si annuncia così un’offen - siva dell’ossessione irlandese per il tema della pedofilia, che potrebbe trasformarsi in un’altra caccia alle streghe, in particolare contro i cattolici.

martedì 20 dicembre 2011

EURABIA all'orizzonte


Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 20/12/2011, a pag. 2, l'articolo di Giulio Meotti dal titolo "Da Londra a Bruxelles, la civilissima Europa pullula di corti islamiche".

Giulio Meotti                   Europa islamica nel 2015

Roma. In Gran Bretagna hanno superato quota cento i tribunali islamici organizzati in base alla sharia. Alla Camera dei Lord è stato appena introdotto un disegno di legge, fortemente promosso dall’ex arcivescovo anglicano Michael Nazir Ali, che cercherà di regolare l’anarchia delle corti musulmane. Ma il fenomeno si sta ormai allargando a macchia d’olio in tutta Europa. Due corti islamiche sono state appena inaugurate a Bruxelles e Anversa, il cuore dell’Unione europea. Potranno sanzionare la poligamia, il diritto di “redarguire” le mogli, il divorzio veloce e prevenire i matrimoni misti. Il sobborgo di Tingbjerg, a Copenaghen, è stato dichiarato dal gruppo Kaldet al Islam (“Chiamata dell’islam”) prima “zona sotto il controllo della sharia”. In Norvegia il presidente dei tribunali civili, Tor Langbach, ha appena detto che “il sistema beneficerà dall’introduzione della sharia”. Ad Amsterdam è attiva la corte della sharia al centro De Balie. In Francia non è stato ancora fatto un censimento. In Germania il settimanale Spiegel ha pubblicato un’inchiesta dal titolo: “Il ruolo della legge islamica nelle corti tedesche”. Elementi del diritto islamico prodotti in Arabia Saudita nel VII secolo sono ormai parte del rigido sistema tedesco. La Bild ha messo in copertina la statua della dea Iustitia con la testa coperta dal velo islamico e il Corano su uno dei due piatti della bilancia. Si tratta di un “lento processo di capitolazione di fronte all’inevitabile”, ha scritto il giornalista liberale Henryk Broder. Ovunque nel Vecchio continente sono in vigore sistemi di giustizia paralleli alla stato. In Inghilterra l’evoluzione di questo sistema giudiziario “alieno” è stata possibile grazie a un codicillo del British Arbitration Act. Così, nel glorioso sistema di Common Law britannico, nuovi tribunali emettono sentenze basate sul rifiuto del principio di inviolabilità dei diritti umani, dei valori di libertà e di uguaglianza che sono alla base delle democrazie europee. I principali tribunali islamici sorgono a Londra, Birmingham, Bradford, Manchester e Nuneaton. Altre importanti sedi verranno aperte a Leeds, Luton, Blackburn, Stoke e Glasgow. Il primo tribunale islamico venne istituito nel 1982 a Londra con il nome di “Consiglio della sharia islamica”. Il segretario generale è Suhaib Hasan, membro del Consiglio europeo per le ricerche e la fatwa, l’organismo presieduto da Youssef al Qaradawi, leader spirituale dei Fratelli musulmani. Queste corti formalizzano soprattutto il “talaq”, il ripudio della moglie da parte del marito. Anche i due principali esponenti dell’establishment religioso e legale britannico hanno “benedetto” le corti. Si tratta di Rowan Williams, arcivescovo di Canterbury e capo della chiesa anglicana, e il presidente della Corte suprema, Lord Phillips. La baronessa Sayeeda Warsi, esponente conservatrice di fede islamica, ha avvertito: sotto i nostri occhi è in corso un “apartheid legale”.

venerdì 16 dicembre 2011

E'tempo di guerra....

Iniziamo ad ammazzare i comunisti combattenti senza pietà alcuna ,sterminandogli famiglie ed amori e bruciando la terra intorno a loro..
poi tocca al resto...
 

Buste con proiettili a Monti e Fornero. Minacce anche a Berlusconi, Casini, Bersani e alcuni quotidiani


Artificieri della polizia mentre bonificano scatole in plastica contenenti lettere sospette (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)Artificieri della polizia mentre bonificano scatole in plastica contenenti lettere sospette (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Dieci buste con proiettili e un volantino di minacce firmato dal Movimento Armati proletari, rivolte al premier Mario Monti, all'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ai direttori di alcuni quotidiani nazionali sono state intercettate nella serata di ieri al Centro meccanografico di Poste Italiane di Lamezia Terme.
Buste con proiettili anche per Bersani, Fornero e Casini
Le buste contenenti i proiettili di vario calibro sono indirizzate, oltre che a Monti e a Berlusconi, anche a Pier Luigi Bersani e al ministro del Welfare Elsa Fornero. Altri plichi sono poi stati inviati a Pierferdinando Casini e ai direttori Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera), Ezio Mauro (La Repubblica), Maurizio Belpietro(Libero), Leonardo Boriano (La Padania) e Lamberto Sechi (Il Tempo).
Sul volantino le minacce: ve la faremo pagare
Nel volantino sono contenute ingiurie e minacce che rimandano alla manovra attualmente all'esame della Camera. «Ve la faremo pagare a tutti. Vi colpiremo e sarà una guerra all'ultimo sangue», è una delle frasi contenute nel documento del Movimento Armato Proletario che accompagna i plichi con i proiettili. «Vi faremo maledire - è scritto ancora - queste misure col sangue. Non dovrete più dormire sonni tranquilli. Il piombo non manca e adesso arriva anche il tritolo dagli amici arabi».
Nei giorni scorsi plichi analoghi contro il ministro Severino e Alemanno
Nei giorni scorsi, poi, due distinte buste contenenti proiettili sono state invece recapitate anche al ministro della Giustizia, Paola Severino, e al sindaco di Roma, Gianni Alemanno. I plichi sono stati intercettati dalla polizia nel corso dei controlli anti terrorismo intensificati dopo i pacchi bomba degli anarco insurrezionalisti nei giorni scorsi, recapitati a Francoforte e a Roma nella sede di Equitalia. Sulla vicenda la procura della capitale ha anche aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di minaccia grave. Nelle buste c'erano due proiettili calibro 40 e, all'interno di quella indirizzata alla segreteria del sindaco Alemanno, anche un messaggio minatorio firmato dal Nucleo Galesi per i Pac (Proletari Armati per il Comunismo).

mercoledì 14 dicembre 2011

Quei maledetti 98 miliardi che lo Stato non vuole riscuotere

98 miliardi di euro slot machine machines fisco monopoli Atlantis Claudio Messora Byoblu Byoblu.Com

 articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

E se mentre vi stanno decurtando la pensione, obbligandovi a lavorare per altri 6 anni, vi dicessero che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere ma a cui non sembra per nulla interessato? E se mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso veniste a sapere che sono 4 anni che i vari governi di destra, di sinistra e di impegno nazionale non fanno nulla per recuperare quella cifra enorme che, da sola, basterebbe a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero?

Un po’ di storia

 E' il maggio del 2007 quando una Commissione Parlamentare prima, e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza poi, al termine di una lunga inchiesta comunicano i risultati alla Corte dei Conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi. La truffa erariale più grande che la storia della nostra Repubblica ricordi.

 Ma come è potuto succedere? Molto semplicemente, per legge le fameliche slot machine devono essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Società Generale di Informatica controllata dal Ministero del Tesoro). Invece, i due terzi delle macchinette non sono collegate a questo sistema di controllo. E infatti nel solo 2006 le società indagate incassano il triplo dell’importo dichiarato al Fisco: 43,5 miliardi anziché 15,4. Dopo varie contestazioni e numerose penali – che lasciano ipotizzare un costante aumento della cifra che lo Stato deve riscuotere – si arriva, il 4 dicembre del 2008, al processo. Come spesso succede, tuttavia, i difensori contestano la competenza della Corte dei Conti obiettando che di tale questione deve occuparsi il Tar del Lazio. La disputa viene risolta dalla Cassazione, che nel dicembre del 2010 stabilisce che i giudici contabili possono continuare ad indagare. E infatti, nell’ottobre scorso, è ripreso il processo.

Le responsabilità dei Monopoli

 Pesanti responsabilità, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sull’Agenzia dei Monopoli di Stato (AAMS). A denunciarlo è la stessa Commissione d’indagine che parla di “interrogativi” sorti durante l’inchiesta “su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni” che “riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare l’esito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dall’esperienza applicativa, sia l’accelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nell’imminenza dell’entrata in vigore di una disciplina più stringente, sia infine l’omessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e ‘l’invenzione’ di regimi fiscali forfettari”. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione al Secolo XIX, “i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slot-machine. L’applicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perché la 'cifra fissa' è assai più bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Così in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficoltà di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro”.

 I Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle società concessionarie, “rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata”. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso “anomale procedure” e “retrodatazione delle autorizzazioni”, avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge.

L’immobilismo dei governi

 Intanto, i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi - di sinistra, di destra e di impegno nazionale - continuano a restare imbambolati senza prendere una decisione al riguardo. L’ultima volta che se ne è parlato in Parlamento, l’estate scorsa, il ministro Vito ha rassicurato che «nel decreto anticrisi, attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza, sono stati attivati controlli e indagini sull’attività delle società stesse a garanzia del loro operato e per verificarne l’affidabilità». Che tradotto suona più o meno come in Don Raffaè: “Lo Stato che fa? S’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità!”.


Slot, politica e Mafia: un intreccio pericoloso

 Si potrebbe essere maligni, a questo punto, e pensare che tanto immobilismo bipartisan sia dovuto alla presenza di uomini vicini a politici importanti nell’affare. E magari anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

 Atlantis ad esempio, una delle società concessionarie maggiormente impantanate nella faccenda (con sede fiscale nelle Antille Olandesi), ha un legale rappresentante che si chiama Amedeo Labocetta, un ex esponente di spicco di An a Napoli, oggi parlamentare del Pdl. Lui però ha sempre stoicamente rimandato al mittente ogni accusa: “Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione antimafia e mi sento il custode di Montecitorio: sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene”. Peccato che questo stakanovista eroe della patria si sia reso protagonista di un episodio assai curioso, il 9 novembre scorso. Mentre le Fiamme Gialle stavano perquisendo un ufficio di Francesco Corallo, presidente di Atlantis, s’è intrufolato quatto quatto nel locale – insieme a Giulia Bongiorno, deputata di Fli – e ha portato via quello che ha definito essere un “suo” computer, invocando l’immunità parlamentare in faccia ai militari della Guardia di Finanza.  Francesco Corallo, proprietario di quell’ufficio romano e presidente di Atlantis, è un personaggio piuttosto importante. Se non altro perché suo padre è quel Gaetano Corallo condannato a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere. Si tratta di uno dei più importanti esponenti della mafia di Catania, in strettissimi rapporti con Nitto Santapaola, che avrebbe anche ospitato in una sua villa ai Caraibi durante la latitanza del superboss.

 Forse, un giorno, qualcuno ci dirà come andrà a finire questa brutta storia. Intanto voi, cari Italiani, in nome del bene del Paese e in virtù della difficoltà del momento che stiamo attraversando, pagate e zitti.

  FONTE:http://www.byoblu.com/post/2011/12/10/Quei-maledetti-98-miliardi-che-lo-Stato-non-vuole-riscuotere.aspx

Riportiamo dal GIORNALE l'articolo di Magdi Cristiano Allam dal titolo
 
"Se anche la destra europea si illude sulle rivolte arabe".



Magdi C. Allam

Sullo stesso argomento, invitiamo a leggere il commento di Astrit Sukni, pubblicato in altra pagina della rassegna
Se in ambito finanziario ed eco­nomico il nuovo governo Monti dovrebbe affermare una disconti­nuità rispetto al passato, nel rap­porto con i nostri vicini di casa isla­mici possiamo star tranquilli che opererà nel solco della continui­tà. Così come prima eravamo di­sinteressati al rispetto dei diritti fondamentali della persona e ci preoccupavamo esclusivamente delle forniture di petrolio e gas, dell’accesso ai mercati e della di­sponibilità dei fondi sovrani, ora faremo esattamente lo stesso. Ci potrebbe confortare il fatto che siamo tutt’altro che soli, così co­me emerge anche dal Congresso svoltosi a Mar­siglia il 7 e 8 di­cembre del Ppe (Partito Po­polare Euro­peo), a cui ade­ri­sce la maggio­ranza dei capi di stato o di go­verno dell' Unione Euro­pea, ben 16 su 27. Nel docu­mento conclu­sivo del Ppe si legge: «A segui­to delle prote­ste popolari arabe e dei cambiamenti rivoluzionari, le nostre rela­zioni con i pae­si coinvolti nel­la 'Unione per il Mediterra­neo' deve esse­re ridefinito. Il nostro scopo ri­mane assicurare la democrazia, la prosperità e la stabilità nella re­gione. Così l'Ue deve sostenere la transizione democratica nella parte meridionale della regione. In questo senso il nostro obiettivo per il nuovo partenariato euro­mediterraneo è di un nuovo qua­dro di cooperazione al fine di raf­forzare le nuove democrazie e di fornire una nuova piattaforma per le relazioni politiche e la coo­perazione economica».
I regimi islamici sarebbero le
«nuove democrazie»? Fino a ieri aderivano al Ppe i partiti di Muba­rak, Ben Ali, Gheddafi, Assad e ve­nivano considerati «democrati­ci ». Oggi si volta pagina: benvenu­ti i partiti islamici!
Quando i dittatori militari era­no ben saldi al potere sulla spon­da mer­idionale e orientale del Me­diterraneo li legittimavamo e cor­teggiavamo
qualificandoli laici, moderati, alleati dell'Occidente sia nel conflitto ideologico con gli integralisti islamici sia nella guer­ra terroristica scatenata dai fana­ti­ci di Allah che applicano alla lette­ra ciò che è scritto nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto. Ora che gli integralisti islamici stanno conquistando il potere strumentalizzando il rito delle ele­zioni senza condividere i valori fondanti della democrazia, li stia­mo legittimando e corteggiando qualificandoli come laici, mode­rati, alleati dell'Occidente sia con­tro i dittatori militari sia contro i terroristi islamici, assicurandoci quei beni materiali e quel denaro che sono quanto più di altro ci sta a cuore, ciò che ispira la nostra po­litica internazionale e, di fatto, la ragione con cui ormai concepia­mo la nostra stessa vita.Diciamo pure che se pur di far primeggiare il dio denaro siamo pronti a subire sulla nostra pelle la più vessatoria delle manovre eco­nomiche, persino a modificarci geneticamente trasformandoci da persone raziocinanti e creden­ti in individui produttori e consu­matori, invece di fronte al dio isla­mico Allah ci limitiamo a prostrar­ci confidando nella benevolenza dei suoi adoratori ma senza azzar­darci di offendere la loro ideolo­gia o di urtare la loro suscettibilità.
Anzi diciamo loro che sono sem­pre i migliori e che non nutriamo alcun dubbio sulla loro credibili­tà.
Ebbene oggi il governo Monti, certamente in linea con le diretti­ve impartite dagli Stati Uniti e con­divise dall'insieme dell'Unione Europea, si sta comportando con la stessa concezione data da Chur­chill della persona conciliante: «Uno che nutre un coccodrillo nel­la speranza che questo lo mangi per ultimo». Il ministro degli Este­ri Te­rzi si è recato ad Ankara osan­nando Erdogan e reiterando l’ap­pello all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea.Ma è consa­pevole che Erdogan mira a riesu­mare un neo-califfato islamico che finirà per costituire la princi­pale minaccia all'Europa? Terzi ha appena incontrato alla Farnesi­na
gli oppositori ad Assad del «Consiglio nazionale siriano»assi­curando loro l'impegno a inaspri­re le sanzioni per far prevalere la democrazia. Gli consigliamo di in­contrarsi sep­aratamente con i rap­presentanti dei due milioni e mez­zo di cristiani siriani che stanno fuggendo dal Paese perché temo­no seriamente per la loro vita qua­lora i Fratelli Musulmani, che so­no il vero burattinaio della rivolta popolare, dovessero conquistare il potere. Incontri anche i cristiani in fuga dall'Egitto dove le «libere elezioni» hanno finora fatto emer­gere una netta maggioranza dei Fratelli Musulmani, che oggi defi­niamo moderati, unitamente ai salafiti, che consideriamo più ra­dicali ma pur sempre espressione della legalità democratica.
Per assecondare la nostra fame di denaro e contenere la nostra pa­ura dei vicini di casa irruenti fino alla violenza cieca, abbiamo tradi­to i dittatori militari e oggi legitti­miamo i novelli dittatori islamici. Finora abbiamo acconsentito che a pagare il conto della nostra spre­gi­udicatezza e della nostra viltà si­ano i cristiani, gli ebrei, Israele, le donne musulmane, i laici, gli intel­lettuali, gli agnostici e i non cre­denti.
Ma presto toccherà a noi fron­teggiare il coccodrillo islamico: quando non avremo prede da im­­molare sull'altare di Allah, per noi non ci sarà scampo.

Un impero da 250 milioni di persone

Dobbiamo stare attenti all’internazionale dei Fratelli musulmani


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Tutti i giorni le primavere arabe ci propongono delle sciarade: perché per esempio il più importante comandante islamista delle nuove forze militari libiche invece di lavorare a casa sua è stato mandato in Turchia per aiutare il gruppo armato, ormai un esercito, in lotta contro Assad di Siria? Per quale motivo Abdullah Gül, presidente turco, diserta una conferenza mondiale a Vienna solo perchè il ministro israeliano della difesa Ehud Barak è presente, e dichiara Hamas e il suoi capo Khaled Mashal «sostenitori della democrazia»? Perché il premier Erdogan ha esortato i Paesi occidentali a riconoscere Hamas come «il governo legittimo» dei palestinesi e ha dichiarato Abu Mazen capo di «un governo illegittimo»?
La risposta, come spiega lo storico Barry Rubin, è nella nascita della «Internazionale della Fratellanza Islamica», seconda al traguardo nel 2011 dopo la terza Internazionale Comunista nata nel 1919. Come ai tempi del comunismo, un gruppo ideologico formato da Stati si estende oggi a circa 250 milioni di persone, gli abitanti dell'Egitto, della Striscia di Gaza, del Libano oppresso dagli Hezbollah, della Libia, della Tunisia, probabilmente della Siria, e ormai anche di buona parte della Turchia: questi popoli con estrema probabilità sono o saranno governati da governi che stabiliranno la sharia; che avranno verso le altre religioni un atteggiamento di dominazione (i cristiani e gli ebrei sono per loro, dhimmi, ovvero soggetti a tutela e a leggi speciali che includono il pagamento di decime) o, al peggio, di aggressivo assedio; che avranno come dogma lo stabilimento del califfato mondiale; che terranno verso le donne, gli omosessuali, i dissidenti, un atteggiamento duro e pericoloso.
Fra i Fratelli Musulmani, nati nel 1928 e riemersi adesso dalla clandestinità imposta da dittatori gelosi, vige oggi un atteggiamento di reciproco sostegno economico e morale. Per esempio, Hamas dopo aver visto che Assad uccide e aggredisce i suoi «Fratelli» in Siria (Hamas è parte della Fratellanza che lotta contro il raìs) sta lasciando Damasco e dividerà la sua leadership fra l'Egitto e il Qatar. In Egitto, l'Internazionale della Fratellanza ha il suo centro, come dire la Mosca dei bei tempi, e gli amici sono lieti di aiutare (ci sarebbero ormai fabbriche d'armi di Hamas nel Sinai, Gaza è molto più aperta a ogni traffico che ai tempi di Mubarak). Il Qatar invece è l'inopinato master delle rivoluzioni, un giocatore d'azzardo dell'estremismo, amico dell'Iran. Ma centrale è nell'Internazionale il rilievo di Istanbul che aiuta l'opposizione siriana, e che si è fatta sponsor di Hamas.
L'Internazionale per ora non ha il suo inno che canta «Futura umanità!», ma non dovremo aspettare molto. Lo si canterà anche in Europa, dove ha centri di diffusione presso alcuni gruppi di immigrati. I gesti a carattere politico-religioso si moltiplicano: ad Amsterdam una folla ha aggredito il dibattito di due musulmani laici, la scrittrice canadese Irshad Manji e il verde olandese-marocchino Tofik Dibi. Il gruppo in causa si chiama Sharia4Belgium. In Belgio il gruppo ha impedito il dibattito dell'autore Benno Barnard che presentava un suo libro. Ad Anversa il gruppo ha stabilito una corte islamica per creare un sistema legale parallelo. Un buon inizio di califfato, fra tanti altri segnali.
(tratto da Il Giornale)

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