guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

mercoledì 29 febbraio 2012

 

La superiorità FEMMINILE...

LA FATICA NECESSARIA : Disciplina

Ares e Athena

La disciplina di Ares e quella degli uomini


Ares, dio della guerra, colleziona più sconfitte che vittorie. E invariabilmente perde contro Athena, dea della guerra.

Tra i due, lasciano intendere i miti, non c'è "partita": il primo infatti rappresenta le forze incontrollate della guerra, la seconda la guerra "disciplinata".

La forza bruta scatenata soccomberà sempre a quella che invece sa darsi un indirizzo ordinato e intelligente.

Sembrerà un paradosso, però gli uomini, nonostante siano animali "intelligenti", hanno sicuramente più simpatia verso l'indisciplina, e maggiore affinità naturale con Ares che con Athena: la violenza ha una sua sostanza ed immediatezza, che supera per comprensibilità quella del calcolo e del controllo.

La disciplina è faticosa e problematica: e spesso è confusa con l'obbedienza, meglio se cieca. In realtà questa è una verità molto parziale. Se è indubitabile, infatti, che il concetto di Disciplina sia strettamente connesso al problema del comando, sarebbe riduttivo limitarlo ad esso.

L'utilità della Disciplina ci appare intuitivamente in almeno due aspetti: innanzitutto, dato che la guerra è scontro di volontà, la Disciplina aiuta a sostenere queste volontà, mantenendole più a lungo in lizza tra loro; in secondo luogo, la Disciplina "automatizza" la trasmissione di un'essenziale componente di questa volontà, quella di origine gerarchica.

La Disciplina, quindi, entra tanto negli elementi statici della guerra, quanto in quelli dinamici, e in questo senso la guerra non potrebbe esistere senza Ddisciplina, proprio come non potrebbe scaturire senza un principio gerarchico di origine politica.

Che cosa sarebbe, infatti, un'ipotetica armata "indisciplinata"? nient'altro che forza senza controllo e azioni senza una traiettoria, molecole di gas casualmente a spasso per l'universo.

In sè, quindi, molto banalmente la Disciplina militare non è altro che una parte sostanziale dell'insieme di regole che definiscono un'organizzazione (militare), assieme alle persone che la compongono e gli scopi che esse si danno. E' quindi un altro aspetto della dipendenza della cultura militare dalla politica e dalla società che la esprimono.

Tuttavia, come ho anticipato, ciò rappresenta solo una parte del problema: dietro questa cortina fumogena ci sono ancora Ares e Athena che si confrontano, ma non in antitesi l'uno con l'altra, ma in modo dialettico, per sintetizzare un'idea della guerra.

E' l'impasto tra "Virtus" e "Disciplina", che deve trovare una sua calibratura e su questo le opinioni sono state diverse.

Per Omero, ad esempio, la Disciplina aveva più affinità con il coraggio e l'onore: qui sotto potete leggere come Aiace Telamonio, ad esempio, esortava i suoi alla Disciplina necessaria a difendere le navi achee dall'attacco di Ettore e dei troiani (dall'Iliade tradotta da Vincenzo Monti, versi da 15.649 a 15.655)
[...] Ma volto a' suoi
il gran Telamonìde, Amici, ei grida,
siate valenti, in cor v'entri la fiamma
della vergogna, e l'un dell'altro abbiate
tema e rispetto nella forte mischia.
De' prodi erubescenti i salvi sono
più che gli uccisi. Chi si volge in fuga,
corre all'infamia insieme ed alla morte.
Per Omero, dunque, la Disciplina è funzionale alla Virtus. La Virtus in sè, anzi, potrebbe fare a meno della Disciplina: al massimo essa aiuta a ritrovare la Virtus quando va perduta.

Di avviso opposto è Pirro, secondo il quale, invece, è la Disciplina a creare la Virtus, ne è condizione necessaria e sufficiente. Negli Stratagemmi di Frontino è riportata la raccomadazione che rivolgeva al suo reclutatore: "Sceglimeli grandi: io li farò forti", è sottinteso mediante la Disciplina.

Tucidide avrebbe sottoscritto entusiasta. Nella Guerra del Peloponneso insiste ossessivamente sull'importanza della Disciplina: scrive ad esempio "Non differisce molto l'uomo dall'uomo: ma sempre è superiore colui che è stato educato alla più rigorosa disciplina" (I, 84), e anche "[...] obbedite a ogni comando dei vostri capi: la disciplina e la solerzia siano per voi le armi migliori, con l'immediata e intelligente esecuzione di ogni ordine. Non si può assistere a una scena più nobile, più confortante di un esercito vasto, uno e concorde, disciplinato da un solo volere" (II, 11).

I romani, passati alla storia come esempio di Disciplina, avevano, invece un problema di controllo della Virtus: la Disciplina serviva a fissarne i limiti entro le coordinate volute.

Con uguale spietatezza colpivano, infatti, gli eccessi come le carenze di Virtus: e con la stessa inflessibile ferocia punivano tanto i troppo pavidi quanto i troppo coraggiosi.

Anche qui i riferimenti sono numerosi: tra i romani tanti, ad esempio, i figli indisciplinati e vincenti o indisciplinati e perdenti affidati dai padri senza distinzione e senza pietà alle cure del boia.

Questo nel passato: oggi quale senso ha la Disciplina? la questione può essere posta in termini dei dilemmi morali insiti in un meccanismo che potrebbe obbligare a fare cose che il senso morale della persona vieta. La cosa è in qualche misura irrilevante, in particolare quando l'adesione individuale alla guerra è volontaria.

I principi della guerra includono implicitamente la Disciplina nel principio dell'unità di comando. Un po' ipocritamente, va aggiunto, perché sembra voler evitare in questo modo di scendere in un dettaglio controverso.

Nello stesso articolo linkato sopra, io ho meno remore a parlare di "responsabilizzazione", che mi pare la forma di Disciplina più coerente con la modernità. Sempre che nella nostra epoca si sia ancora in grado di rappresentare un concetto di responsabilità capace di travalicare i confini della responsabilità verso se stessi per comprendere quelle di responsabilità collettiva.

La Disciplina militare è dunque sempre necessaria in guerra, ma cionondimeno la sua conformazione è il portato politico-culturale di una società, uno degli aspetti del rapporto tra politca e guerra.

Potere politico e rapporti politici sono determinanti nell'esprimere una forma storicamente individuata di Disciplina militare: un forte potere politico sostenuto da un'altrettanto forte legittimazione, esprimerà una disciplina militare altrettanto salda, mentre in caso contrario o non si avrà disciplina militare o quella che avremo sarà al massimo "autodisciplina" circoscritta a piccoli gruppi, nei quali, comunque, ritroveremo sempre una forte adesione comunitaria di origine politica.
FONTE:http://www.warfare.it/vocabolario/disciplina.html

martedì 21 febbraio 2012

VON CLAUSEWITZ


Non si può biasimare un metodo se non se ne sa indicare un altro migliore.

ARRESTATEMI: ISLAM= MERDA!




Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 20/02/2012, a pag. 14, l'articolo di Magdi C. Allam dal titolo "Criticare l’islam è proibito. Difendere l’Europa pure".

Magdi C. Allam

Aiuto! L’invasione islamica è ormai una realtà. A sfondare la fra­gilissima prima linea valoriale e identitaria dell’Occidente è stata la potente armata dei taglia-lin­gua nel nome di Allah. Il loro obiet­tivo è mettere al bando, qui dentro casa nostra, nella nostra culla del­­la libertà, nella nostra patria dei di­ritti fondamentali della persona, qualsiasi critica e meno che mai condanna dell’islam come religio­ne. L’islamofobia verrà bandita per legge in tutti gli stati europei, in ottemperanza ad una prima ri­soluzione, la 16/18 approvata dal­la Commissione per i diritti del­l’u­omo delle Nazioni Unite a Gine­vra nel marzo 2011 che contempla la lotta contro l’intolleranza, gli stereotipi negativi, la stigmatizza­zione della discriminazione, l’inci­tamento alla violenza, l’uso della violenza contro le persone sulla base della loro appartenenza reli­giosa. Per la verità quest’insieme è esattamente ciò che ritroviamo nel Corano e nella predicazione d’odio,di violenza e di morte delle moschee, ma incredibilmente si ri­torcerebbe contro coloro che non vogliono sottomettersi all’islam, al Corano, a Maometto e alla sha­ria, la legge imposta dal loro Allah. Ed è così che lo scorso 15 e 16 feb­braio a Bruxelles, con il benestare dell’Unione Europea,l’Organizza­zione per la Cooperazione Islami­ca (Oic), finanziata dai sauditi e il cui attuale segretario generale è il turco Ekmeleddin Ihsanoglu, ha organizzato un seminario per de­nunciare la campagna anti- islami­ca presente in alcuni mezzi di co­municazione di massa in Occiden­te, con l’obiettivo di indicare ai par­tecipanti, compresi i giornalisti oc­cidentali non islamici ma conni­venti con gli islamici, come con­trapporsi alla campagna mediati­ca anti- islamica. Questa iniziativa avrebbe già il sostegno di Obama e della Clinton.
Come è possibile che finiremo per imporci da soli il bavaglio? I te­orici del relativismo nostrano, compresi quelli che si annidano nella Chiesa, per screditare il valo­re delle radici giudaico-cristiane della civiltà laica e liberale dell’Oc­cidente, spesso fanno riferimento al versetto tratto dal Vangelo se­condo
Luca (6,43-49) che recita «ogni albero si riconosce dal suo frutto».A loro avviso non sono tan­to importanti le radici bensì i frutti dell’albero. Una tesi che mira a mettere aprioristicamente e acriti­camente sullo stesso piano tutte le religioni, le culture e le ideologie a prescindere dai loro contenuti perché, secondo i relativisti, si può aderire ai valori non negozia­bili della sacralità della vita, della dignità della persona e della liber­tà di scelta partendo da radici di­verse e finendo per condividere lo stesso frutto. Bene, ai relativisti no­strani ricordiamo la prima parte del versetto evangelico che chiari­sce: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che pro­duca un frutto buono ». A che cosa mi riferisco? Dopo la sbornia ideo­logica che ha trascinato in modo pressoché compatto l’Occidente succube del materialismo e am­malato di relativismo ad infervo­rarsi per la cosiddetta «Primavera araba», caldeggiando l’indizione delle elezioni con il coinvolgimen­to delle forze d’opposizione isla­miche che sono esplicitamente ostili ai diritti fondamentali della persona e alla democrazia sostan­ziale, oggi tocchiamo con mano i frutti dell’operato degli islamici che si sono imposti al vertice del potere.
Ovunque sta montando una campagna di condanna a morte, con l’emissione di fatwe (responsi giuridici), contro i «nemici del­l’islam ». In Arabia Saudita rischia di essere giustiziato il giovane gior­nalista Hamza Kashghari per es­sersi rivolto su Twitter in modo col­loquiale
a Maometto nella ricor­renza del suo compleanno scri­vendo: «Non pregherò per te. Non m’inchinerò davanti a te. Non ti bacerò la mano». In Egitto Naguib Sawiris, cristiano copto, magnate della comunicazione mondiale, è già stato portato in tribunale per avere pubblicato sempre su Twit­ter l’immagine di Topolino e Min­nie, l’uno con la barba da salafita, l’altra con il velo integrale. In Tuni­sia sono sotto processo sia il diret­t­ore della tv Nessma fondata da Ta­rak Ben Ammar sia il direttore del settimanale Attounisia per oltrag­gio all’islam. Tanti altri casi di cen­sura alla libertà d’espressione, nel nome dell’islam, si susseguono anche in Marocco, Algeria, Libia, Yemen,Pakistan,Nigeria,Indone­sia e Malaisia. Ma il problema vero è che ormai non possiamo più per­metterci il lusso di dissertare a di­stanza delle sciagure altrui. Dob­biamo occuparci direttamente e immediatamente delle nostre sciagure di cui noi siamo i veri re­sponsabili.Sveglia Occidente!

venerdì 17 febbraio 2012

Mi piace!

Forza Nuova: fiori funebri e lumini accesi fuori ad oltre cento sedi Equitalia

Versione stampabileSend to friendPDF version
Forza Nuova in azione davanti agli uffici Equitalia su tutto il territorio nazionale: fiori e lumini funebri accompagnati da un nastro con su scritto: IN MEMORIA DELLE VOSTRE VITTIME! Grazie a Equitalia tante piccole e medie imprese continuano a chiudere e altrettante famiglie sono costrette a pagare in ritardo bollette gravate da sanzioni usuraie. Centinaia di suicidi a causa di questo infame sistema sono gia' sulla coscienza dello Stato e solo Forza Nuova ha la forza di lanciare una "rivoluzione pacifica" contro questo scandalo coperto dalle Istituzioni Italiane dietro responsabilita' dei propri parlamentari corrotti. Non una rivoluzione con le bombe, i proiettili o esplosioni, ma depositando fiori e lumini all'esterno di ogni ufficio sia pro...vinciale che secondario, sparsi su tutto il territorio nazionale. Forza Nuova invita tutti i cittadini a partecipare a questa pacifica ma forte protesta popolare contro il sistema Equitalia! Con questa azione Forza Nuova vuole anche sensibilizzare l'opinione pubblica e i media riguardo lo sciopero della fame messo in atto da Frediano Manzi, responsabile dell'Associazione Anti Racket e Usura, realta' di lotta che collabora fattivamente e da tempo con il nostro movimento. Contro chi scrive libri, va in TV, fa i film e apparentemente denuncia atteggiamenti mafiosi mentre concretamente lucra sulla condizione di sfruttamento di migliaia di italiani vittime di racket e usura guardando bene di fermarsi un attimo prima obbedendo agli ordini di qualcuno, c'e' chi si scontra frontalmente con il potere dello "Stato nello Stato" facendo nomi e cognomi e denunciando senza paura quel marcio che da decenni logora la nostra Patria. Camorra, 'ndrangheta e mafia: tra chi e' complice, tra chi la racconta, tra chi la sopporta, c'e' qualcuno che la combatte. Onore a Frediano Manzi! Per i nfo: segreteria@forzanuova.org

Obama taglia gli aiuti ma dovrebbe pensare che in tal modo si taglia le vene...


L'Iran risponde alle sanzioni rafforzando il suo potenziale bellicodi Piera Prister

Piera Prister, Mahmoud Ahmadinejad

Le sanzioni sull’Iran non funzionano. “ Sanctions on Iran not Working”. Sono le testuali parole di Bibi Netayahu di oggi 16 febbraio 2012 da Cipro durante una conferenza stampa a Nicosia con il presidente cipriota Demetris Christofias. Aggiunge che “il tour ispettivo delle centrifughe e della stanza dei bottoni nucleari di ieri, fatto da parte di Ahmadinejad, e’ la sua risposta al mondo che si illude di poter trattare con un regime –ma guai a chiamarlo tale- che, forte del sequestro dell’ambasciata americana a Teheran sotto Carter, e’ andato avanti rompendo tutte le regole della convivenza tra le nazioni, di un regime che manda ragazzini nei campi minati, e li addestra a seminare la morte come torce umane. Un regime che lancia decine di migliaia di razzi nelle nostre citta’ grandi e piccole. La comunita’ internazionale dovrebbe impedirgli di raggiungere un potenziale nucleare che sarebbe una sciagura per tutti”. Queste sue parole fanno seguito a quelle pronunciate ieri, 15 febbraio: “Il mondo risponda con decisione agli attacchi iraniani contro le sedi diplomatiche israeliane in India, Georgia e Tailandia, che sono una minaccia alla pace mondiale”. Piu’ tardi nella stessa giornata, il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Liberman in un incontro con il presidente croato, Ivo Josipovic e il suo omologo Vesna Pusic, ha detto testualmente: “Because just as we have seen in the past , the Jews are the convenient target for crazy dictatorships but not the last”. Ben detto! Perche’ il terrorismo islamico non e’ soltanto un problema di Israele, anche se gli ebrei in passato sono stati un comodo bersaglio di folli dittature, ma non l’ultimo e il solo bersaglio, perche’ poi il risultato fu che dalla guerra tutti fummo orrendamente travolti ebrei e non ebrei. Invece l’amministrazione Obama in tutta risposta ha appena richiesto di tagliare ad Israele i fondi per la difesa congiunta anti-missili - missile defense funding to Israel- da 106 a 99 milioni di dollari per il 2013 per cui i repubblicani, nella persona di Ileana Ros-Lehtinen, chair of the House of Foreign Affairs Commitee e Buck McKeon chair of the House Armed Services Commitee, hanno inviato una lettera di protesta perche’ cade in un un momento in cui -Israele che e’ un leale alleato degli Stati Uniti deve essere sostenuto in una battaglia, in cui sembra essere rimasto solo, in difesa della democrazia, delle liberta’ individuali e delle donne contro i regimi musulmani che rappresentano la negazione di tali principi. L’Iran e’ spaventoso e alle sanzioni risponde rafforzando i suoi ordigni di guerra e il suo potenziale bellico, inoltre possiede un grande deposito di mine. Jerusalem Post riporta un lancio dell’agenzia Reuters del 13/2/2012 secondo cui nel Golfo Persico la marina iraniana e’ pronta ad utilizzare agili imbarcazioni per attacchi suicidi e all’uopo ha dislocato un numero di piccoli sottomarini che si muovono velocemente. Tuttavia il comandante delle forze navali americane della regione, il vice ammiraglio Mark Fox che comanda la quinta flotta, intervistato in Bahrein ha detto che la marina americana e’ in grado di prevenire il blocco dello Stretto di Hormuz che e’ di grande importanza strategica per il traffico del petrolio. Gli Iraniani si stanno preparando ad attaccare, dotando piccole imbarcazioni di una grande testata di dinamite –warhead- che potrebbero essere usate come un ordigno esplosivo in attacchi suicidi. “Some of the small boats have been outfitted with a large warhead that could be used as a suicide explosive device. The Iranians have a large mine inventory”. Lo stesso ricorda l’attacco suicida di al Qaeda del 1996 che uccise 17 membri dell’equipaggio del destroyer americano USS Cole in Yemen. L’Iran e’ si’ una minaccia, dice Mark Fox, ma prima dell’opzione militare bisogna tentare altre vie. Quali? La risposta passaparola e’ “Diplomazia”, la usa sia il presidente americano e la usa Leon Panetta per dire che Israele attacchera’ in aprile o maggio mandando al paese messaggi contraddittori. Questa parola sembra essere la magica panacea di tutti i mali, dietro cui si nascondono i codardi, andare avanti, avanti con le sanzioni e la diplomazia e poi... E’ il dictatum del presidente, Chamberlain Obama che dimentica che c’e un tempo per la pace e un tempo per la guerra e che e’ ora di schierarsi con Israele che e’ rimasta sola a difendere i valori occidentali contro chi li nega al proprio popolo con brutalita’ e disumanita’. Nella rivolta popolare del 2009 contro il regime dei mullah, Obama mando’ un messaggio di adulazione a quei teocrati che insanguinavano le strade di tanto sangue di giovani inermi, donne e uomini, invece di indirizzare lo stesso messaggio agli Iraniani che contandosi, si chiedevano dove fossero finiti i loro voti, reclamavano pacificamente giustizia solo giustizia contro i brogli elettorali che avevano riconfermato Ahmadinejad alla presidenza. Ora Obama e’ troppo preso dalla campagna elettorale basata sugli slogan di tassare i piu’ ricchi e sulla ridistribuzione della ricchezza, nonche’ sui diritti delle donne a garantirsi gratuitamente gli anticoncezionali e in ultimo, mossa assai furba che gli portera’ ancor piu’ un torrente di voti, a farsi fotografare accanto a Lady Gaga, l’icona gay che fece mesi fa un discorso intelligente, condivisibile e molto popolare contro il “Don’t Ask, Don’t Tell” a favore dei soldati gay, sdoganati da Obama, costretti all’ipocrisia di nascondere la propria identita’. Di questo passo l’abile Obama mettera’ nel sacco tutti i suoi avversari repubblicani che stanno dietro fantasie bigotte e quisquilie varie. Si pensi piuttosto alla grave minaccia di un Iran nucleare -minaccia avvertita persino dai paesi arabi sunniti - di un Iran che mira al califfato e a cui le sanzioni economiche non fanno nemmeno un baffo, e che pur di avere la sua bomba e le sue testate nucleari farebbe morire di fame milioni di Iraniani, come fece il suo amichetto nordcoreano Kim Jong il. Cedendo terreno passo passo faremo il gioco del nemico, anche se ci sono tutte le avvisaglie presaghe di quello che si sta addensando sulle nostre teste. Per cui anche noi siamo presi da un attimo di sgomento: e se poi fosse troppo tardi, e se poi non facessimo a tempo a rimediare, e se poi Israele da solo non ce la facesse! - Ma poi ci conforta dare una rapida occhiata alla lista dei mezzi elettronici sofisticati ed inimmaginabili di warfare che Israele possiede, oltre ai droni telecomandati -capaci di volare per lunghissimi percorsi- nonche’ alla sua Intelligenza; ed e’ possibile anche che sia in possesso di bombe non nucleari, designate a colpire un obiettivo in profondita’, la piu’ grande delle quali ha una lunghezza di 6 m./ un diametro di 0,8 m. /un peso di 30.000 libbre, ossia 14 tonnellate/e testata di 2,4 tonnellate di esplosivo, con capacita’ di penetrazione di 61 metri (30,000 pound bunker-busting, known simply as the MOP -Massive Ordnance Penetrators). - Allora ci convinciamo che Israele e’ forte, vigile e invincibile, e ce la fara’ come il piccolo Davide contro il gigante Golia.
 FONTE:http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=43446

Quando i GIUDICI FARNETICANO....

Solidarietà al giornalista Giuseppe Caldarola condannato per aver criticato Vauro

i
Iniziata una sottoscrizione delle comunità ebraiche italiane
Quattro anni fa, nel marzo del 2008, in piena definizione delle liste elettorali e quindi della campagna elettorale – che avrebbe poi visto la vittoria della coalizione guidata dal Pdl - la giornalista Fiamma Nirenstein, all’epoca editorialista ed inviata dal Medio Oriente per Il Giornale, confermò la sua intenzione di candidarsi per il centro destra.
Una scelta che non piacque al vignettista Vauro che – pochi giorni dopo – pubblicò sul Manifesto una acida vignetta – per alcuni sfacciatamente antisemita – che demonizzava la scelta della Nirenstein, usando i soliti simbolismi razzisti e razziali: il naso adunco e la stella di David, per di più associati al fascio littorio.
Mesi dopo Giuseppe Caldarola in un corsivo sul Riformista criticò quella vignetta che a suo giudizio esprimeva il concetto di un Vauro che giudicava la Nirenstein ‘come sporca ebrea’.
L’espressione non piace al ‘sensibile’ vignettista, in passato ben caustico disegnatore delle vicende italiane e medio orientali, che pensò bene di querelare Caldarola. In questi giorni la sentenza a dir poco clamorosa: Peppino Caldarola è stato infatti condannato a risarcire Vauro di 25000 euro per diffamazione.
Scrive lo stesso Caldarola nel suo blog:
Sono stato condannato per aver criticato Vauro. In questa vicenda vi sono più aspetti singolari”. “Se le cose hanno una logica, in questo caso essa è questa: si può rappresentare legittimamente un cittadina italiana indicandone la religione attraverso la propria trasfigurazione con il naso adunco e la stella di Davide, non si può criticare questa vignetta con un testo ironico che interpreta il giudizio di Vauro”.
Caldarola conclude così:
Vorrei solo segnalare di quella vignetta il dato politico culturale che dovrebbe far riflettere. È l’associazione che c’è nella vignetta della stella di Davide con il fascio littorio. Cioè il rovesciarsi dell’ebraismo nel suo contrario. E’ la stessa tesi di quelli che sostengono che Israele sia la negazione delle ragioni per cui è nata in quanto è uno diventato uno Stato oppressore e di tipo nazista. La giurisprudenza sembra dar ragione a questa tesi. Fiamma Nirenstein che vive scortata per le minacce mortali ricevute può essere insultata tranquillamente. Gli ebrei sanno che da oggi hanno tutti loro il naso adunco e quella stella di Davide gli può essere cucita addosso se non si comportano politicamente bene. Contro questa cultura io mi batterò, nella sinistra contro una certa sinistra. Da molti anni, nella mutevolezza delle opinioni, è questa la mia stella polare. Ora io e Polito, all’epoca direttore del “Riformista”, siamo stati condannati. Ad una pena pecuniaria. Preferisco il carcere. E lo chiederò”.
Alla sentenza del tribunale di Roma, immediate sono state le reazioni, ovviamente sdegnate della comunità ebraica. “Stupore e amarezza” per il presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici che pone il quesito: “é lecito domandarsi gia’ da ora quale sia il confine entro cui puo’ muoversi la satira in un paese democratico”. Infine, “solidarieta’ a Fiamma Nirenstein, figlia di scampati alla Shoah, donna che per il suo impegno e’ sotto costante scorta della polizia”.
A suo tempo – ha spiegato il deputato del Pd Emanuele Fiano - espressi a Fiamma Nirenstein la mia solidarieta’ per l’orribile vignetta di Vauro. Oggi mi auguro che Peppino Caldarola, giornalista galantuomo, vinca il ricorso in appello contro la condanna subita per aver criticato, come e’ giusto che fosse, la vignetta di Vauro”. “Si possono – prosegue Fiano - non condividere le scelte di chiunque, ma usare la piu’ orribile iconografia fascista e nazista degli anni ’30 per attaccarlo non puo’ essere accettato. Se il diritto di satira non va limitato questo non significa che la cultura espressa dalla satira, i suoi paragoni, le sue metafore non possano essere anche duramente criticati, e nessun vignettista dovrebbe rivolgersi ai giudici per attaccare chi li critica”. Conclude Fiano: “Trovo inaccettabile che chi pretende liberta’ di espressione come Vauro sempre e comunque, voglia vedere condannato chi come Caldarola ha ravvisato i tratti della discriminazione nella sua vignetta”.
Sdegnato’ si è dichiarato il presidente del Congresso Ebraico Mondiale (Wjc), Ronald S. Lauder. “Mentre l’uomo che difende una donna ebrea viene multato, l’autore di questa vignetta sfacciatamente antisemita viene assolto e riceve via libera dalla corte per continuare a iniettare veleno nel dibattito politico in Italia”. “Nirenstein – dice ancora Lauder - e’ un eccellente legislatore che non si ritrae dal fare battaglie politiche. Sebbene chiunque abbia il diritto di essere in disaccordo con le sue idee, nessuno puo’ usare contro di lei il fatto di essere ebrea e di impegnarsi per il benessere di Israele. Le caricature antisemite o razziste non hanno nulla a che fare con la satira, ne sono ben lontane; sono semplicemente spregevoli’”.
Alle amare considerazioni, e alle parole di solidarietà a Caldarola, il mondo ebraico italiano ha fatto seguire i fatti.
Immediatamente, il 23 gennaio scorso, la Giunta della Comunità ebraica di Roma ha lanciato una sottoscrizione a favore di Peppino Caldarola.
Contemporaneamente, analoga iniziativa di raccolta fondi, è stata lanciata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e alla quale stanno aderendo i presidenti delle singole comunità. Fondi sono già stati stanziati, oltre che da Roma, dalle comunità di Livorno e Trieste, a cui seguiranno certamente le adesioni delle altre comunità. “Gli ebrei italiani – ricorda una nota Ucei -ritengono che lo spirito delle parole dell’on. Caldarola non fosse quello di offendere il signor Vauro Senesi, ma di difendere il loro onore e il loro prestigio”. “All’on. Caldarola – conclude la nota - gli ebrei italiani vogliono esprimere e dimostrare concretamente la loro solidarietà, stima e fraterna amicizia, che da questa vicenda escono rafforzate e consolidate”.
Una raccolta di fondi, ha spiegato Pacifici che è “una sorta di nostra collettiva ed unanime protesta dell’ebraismo italiano a sentenze che come questa lasciano, questo possiamo dirlo serenamente, l’amaro in bocca”.
http://www.romaebraica.it/solidarieta-al-giornalista-giuseppe-caldarola-condannato-per-aver-criticato-vauro/

Il disprezzo va usato con parsimonia, in un mondo così pieno di bisognosi.
François-René de Chateaubriand

GUERRA! Channel