guerra all'italico declino

FEDERALISMO; necessità italica di DITTATURA CORRETTIVA a tempo determinato per eliminazione corruzione, storture e mafie; GIUSTIZIA punitiva e certezza della pena; LIBERISMO nel mercato; RICERCA/SVILUPPO INNOVAZIONE contro la inutile stabilità che è solo immobilismo; MERCATO DEL LAVORO LIBERO e basato su Meritocrazia e Produttività; Difesa dei Valori di LIBERTA', ANTIDOGMATISMO, LAICITA' ;ISRAELE nella UE come primo baluardo di LIBERTA'dalle invasioni. CULTURA ED ARTE come stimolo di creatività e idee; ITALIAN FACTOR per fare dell'ITALIA un BRAND favolosamente vincente. RISPETTO DELLE REGOLE E SENSO CIVICO DA INSEGNARE ED IMPORRE

giovedì 22 marzo 2012

Tolosa: il terrorista islamico nella casa popolare



Il terrorista Algerino con Cittadinanza francese ottenuta grazie al “famigerato” Ius Soli, abita in una casa popolare.
Un immigrato condannato per altri reati e catturato durante la guerra in Afghanistan, vive in un alloggio popolare a spese del contribuente francese: fantastico.
Quanti altri immigrati, proto-terroristi, vivono oggi nelle case popolari in Italia?
 

Noi lo avevamo detto ieri: il sedicente “neo-nazismo” era solo una cortina fumogenza per gridare al “razzismo”. E la Stampa italiana era corsa come presa da attacco orgasmico dietro questa boutade.
Ora i Lerner e i Battista, i DeBortoli e tutta la compagnia degli xenofili, si cospargano il capo di cenere e straccino i ridicoli articoli che avevano scritto!
Ora chiunque riconosca chi è il vero nemico, non una presunta “xenofobia”, lecita, visto ciò che accade, ma l’invasore islamico, il terrorista potenziale che si cela dietro immigrato.
La polizia francese secondo radio Bfm mercoledì ha arrestato Mohammed Merah, il 24enne francese di origini algerine sospettato degli omicidi di tre soldati francesi a Tolosa e Montauban e della strage di lunedì davanti al liceo ebraico del capoluogo della Garonna. Fin dalla notte era stato lanciato un raid per catturarlo, ed erano stati coinvolti circa 300 elementi tra poliziotti e forze speciali. L’operazione è scattata intorno alle 3 del mattino e l’uomo si era asserragliato in un appartamento al piano terra del numero 17 di via Sergent Vigné, nel quartiere Cote Pavée. Qualche ora dopo si è registrato uno scontro a fuoco in cui tre poliziotti sono rimasti feriti in maniera non grave. Un cordone di sicurezza è stato fissato a circa 150 metri dal teatro delle operazioni e il gas è stato tagliato in tutta la zona.  Il presunto killer ha annunciato la sua volontà di arrendersi verso le 14.30: lo dice una fonte di polizia anonima, citata sul sito internet del quotidiano francese Le Monde.
MOHAMMED MERAH – Il killer è un 24enne con legami con Al Qaeda che in epoca recente si è recato nella regione al confine tra Pakistan e Afghanistan, zona appunto densa di campi jihadisti, dove si sarebbe avvicinato al terrorismo. Tra l’altro l’uomo era evaso alcuni anni fa dalla prigione di Kandahar dove doveva scontare una condanna a 3 anni per una serie di attentati. Successivamente aveva anche chiesto di entrare nella legione straniera, ma era stato respinto. Il giovane era sotto osservazione della Direzione centrale delle Informazioni interne (Dcri) da dopo gli attacchi ai tre militari (l’11 marzo e lo scorso giovedì), ma veniva seguito da anni dall’antiterrorismo, secondo il ministero dell’Interno. Nel 2010 aveva tentato di entrare sia nella Legione Straniera sia nell’esercito, ma era stato scartato per i suoi precedenti penali da piccolo criminale. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha espressamente chiesto di «prendere vivo» l’uomo, aggiungendo che il «terrorismo» non riuscirà a «fratturare la comunità nazionale». «Siamo certi che l’uomo barricato sia l’autore delle stragi di Montauban e Tolosa. È pronto ad arrendersi questo pomeriggio», ha assicurato il ministro dell’Interno Claude Guéant a un’emittente locale.
«PER I BIMBI PALESTINESI» - L’uomo abita a meno di 3 km dal liceo ebraico dove, secondo l’accusa, lunedì mattina ha ucciso a sangue freddo un rabbino di 30 anni, Jonathan Sandler, e tre bambini di 4, 5 e 7 anni, ferendo anche gravemente un 17enne.  Merah rivendica  questo l’attacco al liceo sostenendo di aver agito perché voleva «vendicare i bambini palestinesi». A caso, invece, sono stati scelti i quattro soldati colpiti – uno è ancora ricoverato in ospedale – e solo per coincidenza sono tutti di origine straniera.
«È SOLO L’INIZIO» – Il sospetto avrebbe telefonato poco prima del raid a France 24  annunciando che le stragi nel Sudovest francese «sono solo l’inizio», che è contro «la legge sul velo», entrata in vigore lo scorso aprile e che ha aggiunto: «I giudei hanno ammazzato i nostri fratelli e le nostre sorelle in Palestina». L’uomo, all’apparenza molto calmo, ha anche spiegato di aver «filmato tutti i delitti, i video saranno presto messi online».
 FONTE:http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/tolosa-ennesima-strage-islamica-legami-con-limmigrato-di-milano/
Tolosa, ucciso il terrorista della strage nella scuola ebraica. Feriti tre agenti
blitz a tolosa
Mohamed Merah, il terrorista di Tolosa, è morto. Il giovane di origine algerina accusato di essere il killer della strage di ieri l’altro alla scuola ebraica, è stato colpito alla testa da un proiettile sparato da una delle teste di cuoio entrate nell’appartamento nel quartiere residenziale di Cote Pavée dopo oltre 30 ore di assedio. Merah li stava aspettando. Dopo l’irruzione della polizia si è sentita una lunga serie di raffiche di armi automatiche durata oltre tre minuti. Le teste di cuoio hanno lanciato gas paralizzanti. Tre agenti sono stati feriti, di questi uno è in gravi condizioni. Sul posto, prima del raid, c’erano un’ambulanza e alcune barelle vuote.

Secondo le prime dichiarazioni ufficiali, quando Merah si è accorto di una sonda video introdotta dagli agenti nel bagno ha tentato la fuga e quando gli agenti delle forze speciali hanno fatto irruzione nell’appartamento si è spostato su un balcone, sparando all’impazzata con le numerose armi ancora in suo possesso. Poi è saltato dalla finestra con un kalashnikov in mano: il suo cadavere è stato recuperato all’esterno del covo. Successive dichiarazioni hanno chiarito che l'uomo è stato invece colpito alla testa durante il blitz. 
 
Il presidente francese Nicolas Sarkozy aveva dato l’ordine "di catturarlo vivo" 1 ma il timore era che Merah potesse già essersi tolto la vita nonostante avesse detto di voler "morire con le armi in pugno". Durante la notte erano stati infatti sentiti due colpi di arma da fuoco poi le comunicazioni si erano interrotte
FONTE: http://www.parmasera.it/attualita/tolosa%C2%A0morto-il-terrorista-della-strage-nella-scuola-ebraica-feriti-tre-agenti.jspurl?IdC=1618&IdS=1618&tipo_padre=0&tipo_cliccato=0&id_prodotto=19836&tipo=0&css=&com=c

mercoledì 21 marzo 2012

Ogni anno una famiglia sterminata..

Scannate il terrorista islamico di Tolosa , spellatelo e cospargetelo di sale da vivo dopo averlo impalato senza ucciderlo..
l'anno scorso I FOGEL.
.

La strage di Itamar, sterminata un’intera famiglia in modo atroce



Non ci sono parole per descrivere l’orrore, “eroi” palestinesi! Udi e Ruthi Fogel e i loro tre bambini, Hadas di tre mesi, Elad di tre anni e Yoav di 11 anni sono stati sgozzati come animali mentre dormivano.T raduzione dall’inglese, fonte:   Israel Ministry of Foreign affairs Almeno un terrorista infiltrato nella West Bank insediamento di Itamar, sud-est di Nablus, in ritardo Venerdì sera (11 marzo) e pugnalato a morte Udi (36) e Ruth (35) Fogel, ei loro figli Yoav, 11, Elad, 4, e -month-old Hadas 3. Le uccisioni sono avvenute  poco dopo le 10 di sera, quando uno o due attaccanti hanno saltato il recinto che circonda Itamar e hanno fatto irruzione nella casa di Ruth e Udi Fogel. Gli aggressori sono andati  da una stanza all’altra, da un lato accoltellato i genitori e la loro bambina di 3 mesi, Hadas, poi si  è proceduto alla stanza successiva, dove hanno ucciso i due ragazzi mentre dormivano, Elad, 4 e Yoav, 11. Altri due ragazzi – Ro’ie, 8 e Yishai, 2 – dormivano in un’altra stanza e non sono stati attaccati.

martedì 6 marzo 2012

05.03.2012 La moglie inglese 'convertita' sulle orme del marito terrorista islamico ?
La Cia ha perso le sue tracce e sospetta che stia organizzando attentati. Cronaca di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 05 marzo 2012
Pagina: 19
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «La Cia a caccia della 'convertita inglese'»
Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 05/03/2012, a pag. 19, l'articolo di Guido Olimpio dal titolo "La Cia a caccia della 'convertita inglese' ".

Samantha Lewthwaite con il marito Jermane Lindsay, uno dei terroristi suicidi degli attentati del 2005 a Londra

WASHINGTON — La cercano nel paradiso dei turisti di Malindi, si fa passare per sudafricana e chissà per quale altra nazionalità, visto che viaggia con un stock di passaporti falsificati. Documenti che le hanno permesso di vivere e viaggiare con al seguito tre bimbi piccoli. Ma Samantha Lewthwaite — questo il suo vero nome — non è solo una mamma. C'è il sospetto che faccia parte di un network terroristico vicino agli Shebab, movimento qaedista somalo. Da alcune settimane la polizia kenyota, con l'aiuto di Scotland Yard e degli americani della Cia, le sta dando la caccia nei quattro angoli del paese.
I timori degli investigatori sono legati non solo ai rapporti recenti ma al passato della giovane madre. Samantha, 27 anni, in questi anni ha vissuto in quella che gli esperti definiscono una «bolla jihadista». Figlia di un militare, si è convertita all'Islam quando aveva appena 15 anni e da allora ha frequentato ambienti estremisti in Gran Bretagna. E' qui che ha incontrato quello che sarebbe diventato suo marito, l'islamista giamaicano, Jermaine Lindsay. Un rapporto non sempre facile — sembra — che si interrompe in un modo cruento. Il 7 luglio 2005, il compagno si fa saltare all'interno del metrò di Londra, alla stazione di King Cross. Ventisei le vittime che si aggiungono ad altrettante causate dai suoi complici kamikaze. All'indomani dell'attacco la reazione di Samantha è di sorpresa. Giura che non può essere suo marito l'uomo con lo zainetto bomba. Poi cambia idea davanti all'evidenza e monta un'altra difesa: «Era un tipo tranquillo che è stato plagiato dagli estremisti». La ragazza racconta che loro volevano vivere in modo spartano, secondo le regole del Corano. Però non esita a chiedere di essere pagata per rilasciare un'intervista. Poi torna nell'anonimato.
Passano i mesi e l'attenzione su Samantha si allenta. Lei, che ha rotto da tempo con la famiglia, cerca nuove amicizie. Ed è probabile che abbia riallacciato rapporti con personaggi vicini all'islamismo. Le sue tracce riemergono, infatti, in gennaio a Mombasa. Samantha è nella città kenyota e non per vacanza. La polizia ha arrestato dei presunti terroristi e uno di loro, il cittadino britannico Jermaine Grant, fornisce dettagli importanti sulla rete estremista. Il loro piano era (ed è) quello di colpire centri commerciali, alberghi e luoghi frequentati da occidentali. Grant, sotto interrogatorio, risponde alla polizia e fa il nome di Samantha, accusata dal complice di essere anche la finanziatrice. La ragazza sembra aver molto denaro, che usa anche per affittare un lussuoso rifugio poi individuato. Ora la vedova nera è in fuga, accompagnata da un misterioso «mozambicano» che presenta un documento a nome di Narco Costa. L'antiterrorismo spera di fermarla prima che possa rimettere in piedi un gruppo di fuoco.

mercoledì 29 febbraio 2012

 

La superiorità FEMMINILE...

LA FATICA NECESSARIA : Disciplina

Ares e Athena

La disciplina di Ares e quella degli uomini


Ares, dio della guerra, colleziona più sconfitte che vittorie. E invariabilmente perde contro Athena, dea della guerra.

Tra i due, lasciano intendere i miti, non c'è "partita": il primo infatti rappresenta le forze incontrollate della guerra, la seconda la guerra "disciplinata".

La forza bruta scatenata soccomberà sempre a quella che invece sa darsi un indirizzo ordinato e intelligente.

Sembrerà un paradosso, però gli uomini, nonostante siano animali "intelligenti", hanno sicuramente più simpatia verso l'indisciplina, e maggiore affinità naturale con Ares che con Athena: la violenza ha una sua sostanza ed immediatezza, che supera per comprensibilità quella del calcolo e del controllo.

La disciplina è faticosa e problematica: e spesso è confusa con l'obbedienza, meglio se cieca. In realtà questa è una verità molto parziale. Se è indubitabile, infatti, che il concetto di Disciplina sia strettamente connesso al problema del comando, sarebbe riduttivo limitarlo ad esso.

L'utilità della Disciplina ci appare intuitivamente in almeno due aspetti: innanzitutto, dato che la guerra è scontro di volontà, la Disciplina aiuta a sostenere queste volontà, mantenendole più a lungo in lizza tra loro; in secondo luogo, la Disciplina "automatizza" la trasmissione di un'essenziale componente di questa volontà, quella di origine gerarchica.

La Disciplina, quindi, entra tanto negli elementi statici della guerra, quanto in quelli dinamici, e in questo senso la guerra non potrebbe esistere senza Ddisciplina, proprio come non potrebbe scaturire senza un principio gerarchico di origine politica.

Che cosa sarebbe, infatti, un'ipotetica armata "indisciplinata"? nient'altro che forza senza controllo e azioni senza una traiettoria, molecole di gas casualmente a spasso per l'universo.

In sè, quindi, molto banalmente la Disciplina militare non è altro che una parte sostanziale dell'insieme di regole che definiscono un'organizzazione (militare), assieme alle persone che la compongono e gli scopi che esse si danno. E' quindi un altro aspetto della dipendenza della cultura militare dalla politica e dalla società che la esprimono.

Tuttavia, come ho anticipato, ciò rappresenta solo una parte del problema: dietro questa cortina fumogena ci sono ancora Ares e Athena che si confrontano, ma non in antitesi l'uno con l'altra, ma in modo dialettico, per sintetizzare un'idea della guerra.

E' l'impasto tra "Virtus" e "Disciplina", che deve trovare una sua calibratura e su questo le opinioni sono state diverse.

Per Omero, ad esempio, la Disciplina aveva più affinità con il coraggio e l'onore: qui sotto potete leggere come Aiace Telamonio, ad esempio, esortava i suoi alla Disciplina necessaria a difendere le navi achee dall'attacco di Ettore e dei troiani (dall'Iliade tradotta da Vincenzo Monti, versi da 15.649 a 15.655)
[...] Ma volto a' suoi
il gran Telamonìde, Amici, ei grida,
siate valenti, in cor v'entri la fiamma
della vergogna, e l'un dell'altro abbiate
tema e rispetto nella forte mischia.
De' prodi erubescenti i salvi sono
più che gli uccisi. Chi si volge in fuga,
corre all'infamia insieme ed alla morte.
Per Omero, dunque, la Disciplina è funzionale alla Virtus. La Virtus in sè, anzi, potrebbe fare a meno della Disciplina: al massimo essa aiuta a ritrovare la Virtus quando va perduta.

Di avviso opposto è Pirro, secondo il quale, invece, è la Disciplina a creare la Virtus, ne è condizione necessaria e sufficiente. Negli Stratagemmi di Frontino è riportata la raccomadazione che rivolgeva al suo reclutatore: "Sceglimeli grandi: io li farò forti", è sottinteso mediante la Disciplina.

Tucidide avrebbe sottoscritto entusiasta. Nella Guerra del Peloponneso insiste ossessivamente sull'importanza della Disciplina: scrive ad esempio "Non differisce molto l'uomo dall'uomo: ma sempre è superiore colui che è stato educato alla più rigorosa disciplina" (I, 84), e anche "[...] obbedite a ogni comando dei vostri capi: la disciplina e la solerzia siano per voi le armi migliori, con l'immediata e intelligente esecuzione di ogni ordine. Non si può assistere a una scena più nobile, più confortante di un esercito vasto, uno e concorde, disciplinato da un solo volere" (II, 11).

I romani, passati alla storia come esempio di Disciplina, avevano, invece un problema di controllo della Virtus: la Disciplina serviva a fissarne i limiti entro le coordinate volute.

Con uguale spietatezza colpivano, infatti, gli eccessi come le carenze di Virtus: e con la stessa inflessibile ferocia punivano tanto i troppo pavidi quanto i troppo coraggiosi.

Anche qui i riferimenti sono numerosi: tra i romani tanti, ad esempio, i figli indisciplinati e vincenti o indisciplinati e perdenti affidati dai padri senza distinzione e senza pietà alle cure del boia.

Questo nel passato: oggi quale senso ha la Disciplina? la questione può essere posta in termini dei dilemmi morali insiti in un meccanismo che potrebbe obbligare a fare cose che il senso morale della persona vieta. La cosa è in qualche misura irrilevante, in particolare quando l'adesione individuale alla guerra è volontaria.

I principi della guerra includono implicitamente la Disciplina nel principio dell'unità di comando. Un po' ipocritamente, va aggiunto, perché sembra voler evitare in questo modo di scendere in un dettaglio controverso.

Nello stesso articolo linkato sopra, io ho meno remore a parlare di "responsabilizzazione", che mi pare la forma di Disciplina più coerente con la modernità. Sempre che nella nostra epoca si sia ancora in grado di rappresentare un concetto di responsabilità capace di travalicare i confini della responsabilità verso se stessi per comprendere quelle di responsabilità collettiva.

La Disciplina militare è dunque sempre necessaria in guerra, ma cionondimeno la sua conformazione è il portato politico-culturale di una società, uno degli aspetti del rapporto tra politca e guerra.

Potere politico e rapporti politici sono determinanti nell'esprimere una forma storicamente individuata di Disciplina militare: un forte potere politico sostenuto da un'altrettanto forte legittimazione, esprimerà una disciplina militare altrettanto salda, mentre in caso contrario o non si avrà disciplina militare o quella che avremo sarà al massimo "autodisciplina" circoscritta a piccoli gruppi, nei quali, comunque, ritroveremo sempre una forte adesione comunitaria di origine politica.
FONTE:http://www.warfare.it/vocabolario/disciplina.html

martedì 21 febbraio 2012

VON CLAUSEWITZ


Non si può biasimare un metodo se non se ne sa indicare un altro migliore.

ARRESTATEMI: ISLAM= MERDA!




Riportiamo dal GIORNALE di oggi, 20/02/2012, a pag. 14, l'articolo di Magdi C. Allam dal titolo "Criticare l’islam è proibito. Difendere l’Europa pure".

Magdi C. Allam

Aiuto! L’invasione islamica è ormai una realtà. A sfondare la fra­gilissima prima linea valoriale e identitaria dell’Occidente è stata la potente armata dei taglia-lin­gua nel nome di Allah. Il loro obiet­tivo è mettere al bando, qui dentro casa nostra, nella nostra culla del­­la libertà, nella nostra patria dei di­ritti fondamentali della persona, qualsiasi critica e meno che mai condanna dell’islam come religio­ne. L’islamofobia verrà bandita per legge in tutti gli stati europei, in ottemperanza ad una prima ri­soluzione, la 16/18 approvata dal­la Commissione per i diritti del­l’u­omo delle Nazioni Unite a Gine­vra nel marzo 2011 che contempla la lotta contro l’intolleranza, gli stereotipi negativi, la stigmatizza­zione della discriminazione, l’inci­tamento alla violenza, l’uso della violenza contro le persone sulla base della loro appartenenza reli­giosa. Per la verità quest’insieme è esattamente ciò che ritroviamo nel Corano e nella predicazione d’odio,di violenza e di morte delle moschee, ma incredibilmente si ri­torcerebbe contro coloro che non vogliono sottomettersi all’islam, al Corano, a Maometto e alla sha­ria, la legge imposta dal loro Allah. Ed è così che lo scorso 15 e 16 feb­braio a Bruxelles, con il benestare dell’Unione Europea,l’Organizza­zione per la Cooperazione Islami­ca (Oic), finanziata dai sauditi e il cui attuale segretario generale è il turco Ekmeleddin Ihsanoglu, ha organizzato un seminario per de­nunciare la campagna anti- islami­ca presente in alcuni mezzi di co­municazione di massa in Occiden­te, con l’obiettivo di indicare ai par­tecipanti, compresi i giornalisti oc­cidentali non islamici ma conni­venti con gli islamici, come con­trapporsi alla campagna mediati­ca anti- islamica. Questa iniziativa avrebbe già il sostegno di Obama e della Clinton.
Come è possibile che finiremo per imporci da soli il bavaglio? I te­orici del relativismo nostrano, compresi quelli che si annidano nella Chiesa, per screditare il valo­re delle radici giudaico-cristiane della civiltà laica e liberale dell’Oc­cidente, spesso fanno riferimento al versetto tratto dal Vangelo se­condo
Luca (6,43-49) che recita «ogni albero si riconosce dal suo frutto».A loro avviso non sono tan­to importanti le radici bensì i frutti dell’albero. Una tesi che mira a mettere aprioristicamente e acriti­camente sullo stesso piano tutte le religioni, le culture e le ideologie a prescindere dai loro contenuti perché, secondo i relativisti, si può aderire ai valori non negozia­bili della sacralità della vita, della dignità della persona e della liber­tà di scelta partendo da radici di­verse e finendo per condividere lo stesso frutto. Bene, ai relativisti no­strani ricordiamo la prima parte del versetto evangelico che chiari­sce: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che pro­duca un frutto buono ». A che cosa mi riferisco? Dopo la sbornia ideo­logica che ha trascinato in modo pressoché compatto l’Occidente succube del materialismo e am­malato di relativismo ad infervo­rarsi per la cosiddetta «Primavera araba», caldeggiando l’indizione delle elezioni con il coinvolgimen­to delle forze d’opposizione isla­miche che sono esplicitamente ostili ai diritti fondamentali della persona e alla democrazia sostan­ziale, oggi tocchiamo con mano i frutti dell’operato degli islamici che si sono imposti al vertice del potere.
Ovunque sta montando una campagna di condanna a morte, con l’emissione di fatwe (responsi giuridici), contro i «nemici del­l’islam ». In Arabia Saudita rischia di essere giustiziato il giovane gior­nalista Hamza Kashghari per es­sersi rivolto su Twitter in modo col­loquiale
a Maometto nella ricor­renza del suo compleanno scri­vendo: «Non pregherò per te. Non m’inchinerò davanti a te. Non ti bacerò la mano». In Egitto Naguib Sawiris, cristiano copto, magnate della comunicazione mondiale, è già stato portato in tribunale per avere pubblicato sempre su Twit­ter l’immagine di Topolino e Min­nie, l’uno con la barba da salafita, l’altra con il velo integrale. In Tuni­sia sono sotto processo sia il diret­t­ore della tv Nessma fondata da Ta­rak Ben Ammar sia il direttore del settimanale Attounisia per oltrag­gio all’islam. Tanti altri casi di cen­sura alla libertà d’espressione, nel nome dell’islam, si susseguono anche in Marocco, Algeria, Libia, Yemen,Pakistan,Nigeria,Indone­sia e Malaisia. Ma il problema vero è che ormai non possiamo più per­metterci il lusso di dissertare a di­stanza delle sciagure altrui. Dob­biamo occuparci direttamente e immediatamente delle nostre sciagure di cui noi siamo i veri re­sponsabili.Sveglia Occidente!

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